Fibromialgia: cibo e alimenti che aiutano

La fibromialgia è una patologia cronica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico generalizzato e cronico: può essere accompagnata da disturbi del sonno, mal di testa, disturbi dell’umore (ansia e depressione, vorrei vedere voi a gestire un dolore in continuazione), stanchezza cronica (fatigue), sintomi della sindrome del colon irritabile, rigidità muscolare, problemi di memoria e concentrazione.

Questa malattia multifattoriale è di difficile diagnosi: in Italia si stima che colpisca 1,5-2 milioni di persone, principalmente donne in età adulta, ma può colpire anche uomini e giovani.
La domanda è: cosa mangiare quando riceviamo la diagnosi di fibromialgia? Ne ho parlato con Beatrice Margani, dietista che si occupa di supporto nutrizionale per i pazienti oncologici in collaborazione con un medico oncologo: con lei avevamo già parlato di sindrome premestruale ed endometriosi.

Fibromialgia: diagnosi e cura

La fibromialgia viene diagnosticata , data la presenza dei sintomi, con la pressione su punti particolari (trigger point) e la presenza o meno di dolore e la sua entità. Questo permette di distinguerla da altre problematiche, anche se il percorso per arrivare alla diagnosi in alcuni casi resta difficoltoso.

La fibromialgia è considerata una malattia multifattoriale, che può comparire in modo graduale aggravandosi nel tempo, oppure a causa di un singolo evento scatenante (trauma fisico, stress forte, infezione o altro).
A oggi non esiste una vera e propria cura ma diversi espedienti per alleviare i sintomi:

  • Farmaci (antiepilettici, analgesici, antidepressivi)
  • Un approccio a tutto tondo ed integrato mirato alla riduzione dello stress, dell’infiammazione e al rilassamento
  • In questo contesto rientra quindi anche un’attenzione particolare all’alimentazione, oltre che attività fisica adeguata come pilates e yoga, cure termali, terapie comportamentali come la mindfulness

Squilibri, disbiosi e nutrienti: la correlazione con la fibromalgia

  • Emerge una correlazione tra fibromialgia e il suo aggravarsi con il sovrappeso/obesità e con alterati valori ematici di colesterolo e insulina
  • Nei pazienti fibromialgici c’è spesso una ridotta capacità antiossidante e un elevato stress ossidativo, anche se non è chiaro quanto lo stress ossidativo possa essere causa o conseguenza della fibromialgia
  • Nel 40% dei casi sono presenti sintomi della sindrome del colon irritabile (IBS)
  • In molti casi è presente intolleranza al lattosio e/o alterata sensibilità al glutine non celiaca
  • La fibromialgia è associata a livelli ematici bassi di alcuni micronutrienti: vitamine (vitamina D, e B12), minerali (ferro, selenio, zinco e magnesio), acidi grassi omega 3 e coenzima Q10, aminoacidi ramificati BCAAs (valina, leucina, isoleucina), fenilalanina
  • Nei pazienti fibromialgici ci sono spesso allergie alimentari o intolleranze che vanno gestite con la dieta.

Questi squilibri possono dipendere da uno scarso apporto con l’alimentazione oppure da un alterato assorbimento intestinale, che può essere causato da disbiosi (alterazione del microbiota- la ”vecchia flora batterica intestinale”).
Un’alimentazione equilibrata e corretta che garantisca giusti apporti di tutti i macro e micronutrienti è fondamentale per chi soffre di fibromialgia. Correggere un’eventuale disbiosi può aiutare a regolare meglio il tono dell’umore, il sistema immunitario, l’infiammazione e l’eventuale sintomatologia intestinale.
Il nostro intestino ha un ruolo importantissimo nel mantenimento della salute di tutto l’organismo. Ci sono anche alcune sostanze che possono ridurre l’assorbimento di certi nutrienti, ad esempio un eccesso di fruttosio.

Le diete suggerite per chi soffre di fibromialgia

Una corretta alimentazione garantisce l’apporto di tutti i nutrienti fondamentali per il corretto funzionamento del sistema nervoso, dei muscoli e del sistema gastrointestinale. Un corretto introito calorico permette, se necessario, di perdere peso: questo aspetto non va trascurato, perché il tessuto adiposo in eccesso è responsabile di un’infiammazione cronica latente, che non fa altro che peggiorare i sintomi della sindrome fibromialgia. L’eccesso di tessuto adiposo va anche a squilibrare la produzione ormonale, influendo negativamente sul tono dell’umore e altri aspetti. L’eccesso di peso rende infine più difficoltosi i movimenti già ostacolati dal dolore.

Ecco alcuni suggerimenti sulle diete più indicate:

  • Ricca di antiossidanti: per ridurre i radicali liberi, in genere vegane o vegetariane
  • Ipocaloriche, per ristabilire un equilibrio metabolico: sovrappeso ed obesità sono elementi spesso presenti, non si sa se siano parte delle cause o conseguenza della fibromialgia. In ogni caso la perdita di peso porta ad un miglioramento dei sintomi, mentre all’aumentare del BMI i sintomi peggiorano e così la qualità della vita dei pazienti. Con la perdita di peso diminuisce il dolore, migliorano la qualità del sonno e dell’umore
  • Con eliminazione di eccitotossine: sostanze che possono stimolare i neuroni in modo anomalo, aumentando la sensibilità al dolore e possono peggiorare la qualità del sonno

Come mangiare dopo una diagnosi di fibromialgia

Non esiste una dieta specifica che faccia guarire dalla fibromialgia, ma l’alimentazione giusta può alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita. Sicuramente aiuta per la gestione del dolore e per migliorare la qualità del sonno.
Queste sono indicazioni generali: il consiglio è sempre di rivolgersi a nutrizionista, dietista o dietologo, e di non fare da soli. Si rischiano diete sbilanciate o esclusioni non necessarie.

  • Controllo del peso corporeo: obesità e sovrappeso causano uno stato infiammatorio cronico dell’organismo: sono prodotte molecole infiammatorie (IL6, TNF-ALFA,PAI, resistina). Spesso sono contemporaneamente presenti altre problematiche che arrecano ulteriore danno all’organismo: insulino-resistenza, ipertensione, dislipidemia. Infine, il tessuto adiposo “sequestra” la vitamina D peggiorandone l’eventuale carenza
  • Giusto apporto di vitamine, minerali e antiossidanti, perché nei fibromialgici sono state evidenziate carenze di:
    – Vitamina D tra le varie funzioni riduce l’infiammazione, supporta lo sviluppo muscolare, sostiene il sistema immunitario. Ci potrebbe essere una correlazione tra fibromialgia e carenza di vit D (pubblicazione del National Institute of Health): questa si trova in tuorlo d’uovo, yogurt, salmone funghi, ma è principalmente prodotta con l’esposizione al sole (con crema solare) e spesso serve un’integrazione per raggiungere livelli ottimali
    – Ferro, selenio, magnesio, quest’ultimo importante anche per il funzionamento ottimale del sistema nervoso e muscolare
    – Vitamina B12 che permette la formazione della serotonina e fa funzionare i mitocondri (le centrali energetiche delle nostre cellule)
    – Omega 3, acidi grassi essenziali (cioè non prodotti dal nostro organismo) con tantissime azioni, è spesso necessaria un’integrazione per coprire il fabbisogno derivante dall’attuale stile di vita
    – Coenzima Q10, coinvolto in varie vie metaboliche e ad azione antiossidante
    – Amminoacidi ramificati BCAA (valina, isoleucina, leucina) servono per dare energia ai muscoli e regolano il metabolismo proteico e muscolare
  • Ridurre le eccitotossine, contenute soprattutto in alimenti trasformati, bibite dietetiche/light (aspartame o altri dolcificanti), dolcificanti artificiali, snack vari, dado da brodo (glutammato), salsa di soia, piatti pronti, cibo in scatola, salumi confezionati (E620; E625). Queste sostanze agiscono attivando in modo prolungato i nervi coinvolti nella percezione del dolore sia a livello centrale che periferico.
  • Frutta e verdura: da consumare nella corretta dose 3 porzioni di frutta e 2 di verdura. Questo assicura il giusto quantitativo di antiossidanti e di sostanze antinfiammatorie (vitamina E, vitamina C, carotenoidi, selenio, polifenoli, licopene, omega 3…).
  • Usare cereali non raffinati, frutta secca a guscio, semi oleaginosi, pesce azzurro per indirizzare l’alimentazione in una direzione antinfiammatoria.
  • Glutine: può peggiorare i sintomi della fibromialgia, secondo il National Stem Cell Institute. Va ridotto in modo importante ma non eliminato del tutto. Il glutine non si trova in riso, mais, quinoa, grano saraceno, amaranto, legumi, miglio, manioca, patate, teff
  • Evitare un eccesso di fruttosio che può ridurre l’assorbimento del triptofano, precursore della serotonina. Non si deve eliminare assolutamente la frutta, ma fare attenzione ai dolci, ai cibi dolcificati, si trova in etichetta anche come HCFS (sciroppo ad alto contenuto di fruttosio)
  • Ridurre o evitare il più possibile lo zucchero e i dolci
  • Ridurre o evitare il più possibile gli alcolici e superalcolici
  • Limitare il consumo di carne rossa
  • Valutare l’eventuale intolleranza al lattosio
  • Se sono presenti sintomi riconducibili alla sindrome del colon irritabile, la dieta va impostata di conseguenza
  • Ridurre l’uso del sale
  • Limitare l’uso del caffè e delle sostanze nervine (tè, ginseng)
  • Bere un corretto quantitativo di acqua tutti i giorni
  • I pazienti con fibromialgia lamentano spesso sintomi intestinali, questi possono essere legati ad una disbiosi del microbiota intestinale. Ci può essere un’alterazione della permeabilità o “leaky gut” o un’alterazione dell’integrità della barriera intestinale. Sono tutte situazioni da tener presente e correggere sia con alimentazione che con l’utilizzo dei giusti prebiotici e probiotici.

Gli integratori suggeriti per chi soffre di fibromialgia

Il consiglio di cui sopra vale anche qui: anche in questo caso meglio rivolgersi sempre al reumatologo o al medico prima di assumerli, perché non ci sono integratori raccomandati per tutti i pazienti.

  • Vitamina B12: in alcuni pazienti riduce i sintomi
  • 5-HTP (idrossitriptofano): aiuta per stress e concentrazione, migliora la qualità del sonno
  • Creatinina: agisce sul tono muscolare riducendo la sensazione di stanchezza
  • Coenzima Q10: aumenta le energie e riduce la stanchezza
  • Sam (S- adenosilmetionina): utile in caso di depressione e può ridurre il dolore
  • Magnesio: utile per la sua azione a livello muscolare e sul sistema nervoso
  • Melatonina, per migliorare la qualità del sonno
  • Vitamine del complesso B
  • Vitamina D3
  • Acido malico
  • Omega 3 e curcuma, ad alto potere antiossidante ed antinfiammatorio

Fibromialgia e stile di vita

Ci sono alcuni sintomi della fibromialgia, come la stanchezza, la facile affaticabilità e il sonno alterato, che possono essere influenzati positivamente da alcune norme comportamentali.

  • Migliorare la qualità del sonno: rispettare un tempo corretto di riposo notturno, limitare il o evitare il sonno durante la giornata, andare a dormire ad orari regolari, limitare il caffè e le sostanze simili, nel caso circoscriverle alla prima metà della giornata
  • Non evitare l’attività fisica: spesso, proprio per il dolore, i pazienti fibromialgici non fanno movimento, al contrario bisogna incoraggiarli in questo senso. l’attività dovrà essere adeguata alla situazione di ognuno e dovrà essere sia di tipo aerobico ad impatto lieve (camminata, nuoto, bicicletta…) che anaerobica. Inizialmente i dolori potrebbero anche aumentare, ma sul lungo periodo i sintomi diminuiscono e aumenta la capacità funzionale. l’attività deve essere graduale e regolare, mantenendosi in movimento senza raggiungere il limite di affaticabilità dei muscoli. Sono molto utili anche la fisioterapia e l’attività in acque termali. Non dimentichiamo che l’attività fisica migliora anche la qualità del riposo notturno
  • Ridurre lo stress: per quanto possibile, evitare o limitare gli sforzi eccessivi, stress emotivo, attività pesanti. il paziente fibromialgico dovrebbe ritagliarsi quotidianamente del tempo da dedicare al rilassamento, rimanendo però attivo nella quotidianità se i periodi di inattività sono troppo lunghi peggiorano la rigidità muscolare

In conclusione

La fibromialgia non è una malattia mortale o degenerativa, ma di certo il dolore cronico è fortemente debilitante.
Al momento non c’è un’unica terapia definita, ma viene gestito il dolore: rimane una situazione patologica difficile da sostenere.
L’approccio al paziente dovrebbe essere multidisciplinare, con professionisti della salute (reumatologi, dietisti, psicologi, fisioterapisti…) che collaborano per migliorare la qualità della vita del paziente.

 

[Photo by Gabriel Gurrola on Unsplash]

 

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