Libri che ho letto, febbraio 2021

Credo sia una prassi comune: più leggi libri che ti aggradano, più vuoi leggerne altri. Più le parole scritte e ascoltate sapranno guadagnarsi uno spazio nella tua giornata, più saprai ricavarne ancora.
Ci sono stati mesi in cui non ho letto nulla, anni in cui ho letto solo saggi: nei libri che ho letto negli ultimi anni ho ritrovato una gioia clamorosa, e un tempo che ha un nuovo valore.

Ho forse più ore?
Sono migliorati autori e autrici dei libri che compro?
Ho cambiato forse le lenti degli occhiali?*

Mi sono chiesta cosa sia successo e la risposta forse è molto meno arzigogolata di quel che pensassi: leggere è diventata un’esperienza piacevole di cui ho imparato a non privarmi. Quando sento che il caos sta per sormontare, apro un libro e metto via il resto. E il caos, quando torno, è meno impetuoso.

* Sì, ma è per leggere meglio al computer, bambina.

Ecco cosa ho letto negli ultimi mesi

Ma quindi, quali romanzi e saggi mirabolanti ci vuoi raccontare, beata lettrice?
Eccomi, per servirvi: vi descrivo in breve cosa ho letto in questo inverno pandemico e monotono. Negli ultimi mesi, insomma.
Alert: se volete comprare i libri seguendo i link di questo post, sono link di affiliazione. Per voi non cambia nulla, io ci guadagno qualcosa. E anche: il libro di Nicola Lagioia mi è stato inviato da Einaudi.

  • Età di ferro di J.M. Coetzee

Vi siete mai chiesti cosa è il Sudafrica? O quanto vale una vita quando questo valore cambia a seconda del quartiere in cui vivi? Età di ferro di Coetzee risponde a tutto questo, in un romanzo epistolare crudo e sferzante: la voce è quella della signora Curren, un’anziana donna che lavorava come insegnante e che oggi sta morendo. Nessuna sorpresa: lo scopriamo subito nelle prime pagine della sua lunghissima lettera, diretta alla figlia che vive lontana.
Gli affetti vicini sono pochi, e lungo il romanzo ne nascono di nuovi, inaspettati, monchi, strambi: ma cosa c’è di normale in un paese dove vengono armati e uccisi dei ragazzini? È una scrittura di cuore e di guerra, secca e potente.
Ho letto il romanzo in una vecchia edizione Donzelli: è stato poi ripubblicato da Einaudi ma a oggi è fuori catalogo. Lo trovate in eBook, mi ringrazierete.

Di solito rimando l’appuntamento con i libri “di cui parlano tutt3”: e in effetti nella mia bolla femminista, civile e baldanzosa di questo libro della Evaristo ne parlano proprio tutt3.
Forse abbiamo tutt3 bisogno della stessa cosa: storie di donne vive e non romanzate. Per quanto il capolavoro di narrativa qui ci sia, e si vede: è una scrittura fatta per scorrere, consapevole dei meccanismi narrativi con cui trainare una storia. Ma se anche “Il re è nudo”, noi spostiamo lo sguardo sulle regine: 12 donne le cui vite si intrecciano tra razzismo, controllo, sviluppo, creatività, ambizione.

Sembra di vederle, mentre si passano il testimone dell’autonomia: da un matrimonio infelice a uno spettacolo epico, da una relazione manipolatoria a una famiglia di amore scelto. L’ultima pagina non è una chiusura: ora il testimone è nostro.
Ps. Guardate che belli i disegni che ha fatto Alice Fadda sul romanzo.

Aspettavo questo libro da quando ho intravisto la copertina nel catalogo Einaudi: Laura Imai Messina e Igort insieme, *sviene. La prima insegna italiano a Tokyo, è autrice di diversi romanzi, vive, conosce e trasmette il Giappone con libri, blog e studi.
Il secondo è uno dei maestri più indelebili del fumetto d’autore italiano, e insieme del graphic journalism, e insieme del Giappone: insomma, qui sfioriamo il fangirling.
Il libro è diviso in 12 capitoli, uno per mese: per ogni mese l’autrice seleziona tradizioni, quartieri, parole, cibi, mescolando questo dipinto al racconto della sua vita.

Ci ho messo un po’ per entrare: d’altronde, è l’immensa Tokyo. Quando è successo, ho sentito dei nuovi sensi risvegliarsi: non so se è l’amore per il Giappone o la nostalgia del viaggio, ma questo libro mi è stato necessario.
L’ho comprato per guardare Tokyo con occhi diversi, ho finito col vedere il mondo con gli occhi di Tokyo.

In breve: non so come ho fatto a leggere questo libro la sera e poi a dormire per bene. Di più: a essere sicura che sarei rimasta una persona per bene.
Di cosa parla La città dei vivi: di un ragazzo, Luca Varani, e dei suoi assassini. L’omicidio è realmente successo qualche anno fa a Roma, e tra le pagine si ricostruiscono i fatti: l’autore li elenca, li scompone, li guarda da vicino, così da vicino da chiedersi cosa c’è davvero in gioco. Un racconto della noia e dell’inquietudine, tra quartieri popolari e una Roma dei poteri torbidi: insieme c’è la storia dell’autore, e le motivazioni che lo legano alle pulsioni dei protagonisti.
Nota: ho poi regalato il libro a due amici, entrambi lo hanno divorato.

Finisco con un saggio che avevo cominciato a leggere a dicembre del 2019 per poi abbandonarlo: non era il momento. Potere alle parole apre la nostra conoscenza linguistica a nuove ipotesi: è corretto mantenere il legame con quello che abbiamo studiato o può diventare opinabile? Di chi è la lingua corretta, o addirittura: esiste, o chi la determina?
Vera Gheno ci lascia con una grande lezione: di solito i saggi insegnano qualcosa, che possiamo poi rivenderci per apparire migliori. Questo saggio è piuttosto uno strumento: da usare per riflettere sui cambiamenti linguistici, con cui lavorare per curare e usare la lingua in maniera più responsabile.

The Passenger è tra i progetti editoriali più interessanti degli ultimi anni: numeri monografici su città o paesi per avere il sapore di come sono la politica, il cibo, le mode, che mettono insieme articoli di penne strepitose. Questo numero su Parigi non fa eccezione: gli articoli sullo stereotipo della donna parigina e della bistronomia valgono da soli la lettura.
Qui trovate tutti i numeri.

E ancora:

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