#IlGustoNonHaGenere: il mondo del cibo e del vino è pieno di sessismo ed è ora di parlarne

Il 18 febbraio del 2021 ho ricevuto una email da parte di un distributore di vini e distillati, che mi ha inviato una selezione mirata nel caso fossi interessata a scrivere di vino per la “Festa della donna“.
(Sì, ricordiamolo: l’8 marzo non è la Festa della donna ma la Giornata Internazionale della donna)

Mi è saltato subito all’occhio una cosa: erano tutti vini rosati e fruttati, e allora ho risposto così

Ciao,

Esattamente perché dei vini rosati e fruttati sarebbero più indicati per le donne?
Ci ravvedo un po’ di sessismo molto poco opportuno in questo momento, perché l’assegnazione di certi gusti in base a supposte preferenze femminili è un po’ datato come concetto.

Vi invito a ripensare questa selezione alla luce del fatto che siamo nel 2021, scelgo io il vino la maggior parte delle volte, e insieme al diritto di voto abbiamo un palato autonomo, indipendente e sviluppato, per cui ecco: da donna mi sembra sia una proposta sminuente.

Buona giornata
Mariachiara

Abbiamo conversato un altro po’, e poi ho deciso di fare qualcosa: ne ho parlato con Rossana Borroni, abbiamo coinvolto Valentina Merzi, e insieme abbiamo voluto creare una campagna intorno ai pregiudizi legati al cibo e al vino per le donne.
Si chiama #ilgustononhagenere, e se vuoi condividerla qui trovi il comunicato e l’immagine.

“Ma quanto mangi?”, e tutte le altre frasi che non vorremmo più sentire

Quando ci sediamo a tavola, quando cuciniamo, quando dirigiamo un ristorante, quando mangiamo: in ognuna di queste situazioni c’è sempre un pregiudizio contro il quale ci scontriamo.
Succede quando le persone si stupiscono per la quantità o la tipologia di cibo che ci piace, quando entriamo in sala e ci chiedono dove è il cuoco, quando chiediamo la carta dei vini e la porgono all’uomo che ci accompagna: succede quando al posto del vino che ci piace vogliono servirci del vino rosato, o quando, anche se dirigiamo un’azienda, siamo Francesca, Carla, o una donna.

I pregiudizi non sono sempre facili da leggere, perché ne siamo immerse: siamo cresciute pensando che la delicatezza e la leggiadria siano degli elementi che aggiungono femminilità, ma sono in realtà sottrazioni alla nostra personalità.
Sono una somma di idee e fatti che ci fanno sembrare accettabile un’idea del mondo piuttosto bizzarra, in cui lo spazio che le donne occupano debba essere più angusto e meno chiassoso di quello che occupano gli uomini nonostante le donne siano almeno metà della popolazione mondiale.
È un’idea che non ha nulla di innato e che non nasce da considerazioni fisiche, ma semplicemente a qualcuno viene comodo che le donne stiano zitte, mangino o bevano meno perché così altre persone possono occupare quello spazio, avere quel cibo, vendere quel vino.
E invece: cosa ne dite di riprenderci tutto quello che è nostro?

8 marzo 2021: partecipa alla campagna #ilgustononhagenere

Abbiamo invitato colleghi e colleghe a condividere il loro messaggio intorno a questo messaggio con un’immagine dedicata, realizzata da Valentina Merzi: potete seguire l’hashtag #ilgustononhagenere sui social, scaricare il comunicato e l’immagine da questo link e condividerlo a vostra volta.

A sostegno di Cuoche Combattenti

Insieme a questo, abbiamo deciso di sostenere Cuoche Combattenti, un progetto di imprenditoria sociale di Palermo che ha come obiettivo l’emancipazione economica delle donne vittime di violenza di genere: oggi faremo un acquisto dei prodotti che realizzano nel loro laboratorio di produzione alimentare.
Marmellate, salse e biscotti con ingredienti biologici e apposite “Etichette Antiviolenza”, che mirano a diffondere una conoscenza comune e condivisa per contrastare la violenza sulle donne, smontare gli stereotipi, rinforzare l’autostima e la libertà personale.
Potete comprare i loro prodotti qui.

Ma poi: cosa bevono le donne?

Rossana Borroni ha indagato da vicino la relazione tra comunicazione sul vino e dati di consumo: nelle pubblicità l’immaginario alimentare femminile ha sempre puntato sui canoni della leggerezza e della morbidezza. Verdure, vellutate, cotture al vapore, cereali, frutta di stagione, dolci e vini bianchi, possibilmente aromatici e poco sapidi, e ancora: casalinghe agghindate e truccate per sfornare torte e arrosti e giovani fanciulle felici di mangiare insalatone e prodotti light.

Poi c’è l’universo dell’advertising sul cibo al maschile, che al contrario è sempre stato popolato principalmente da elementi dai sapori marcati – carne, salse, piccante – e bevande dai sapori decisi come vino rosso, birra scura, whisky, grappa.

Analisi di consumi di vini al femminile

Proviamo a leggere qualsiasi report o analisi sui consumi di vino al femminile degli ultimi 5 anni: ecco come sfatare i luoghi comuni sul rapporto tra donne e vino.

  • Secondo i dati di Wine Intelligence presentati al wine2wine di Veronafiere a novembre 2020 durante il convegno “Diamo i numeri: giovani, vino e mercato dal lockdown ad oggi”, nei sei mercati clou del vino italiano i consumatori “core” sono donne e millennials.
  • Più della metà dei wine blogger USA sono donne, il 47% di chi compra il vino online è donna (la percentuale scende al 39% nel nostro paese).
  • In Italia i consumatori abituali donne sono la metà degli uomini ma fra quelli sporadici eguagliano le percentuali maschili.
  • Il report di Wine intelligence 2019 inoltre sfata un mito sul rosato: non è un vino da donne, tanto che in Australia, Cina (59%) e soprattutto in Giappone (62%) è consumato prevalentemente dai maschi.
  • Interessante anche il dato sugli acquisti del vino: le donne sono più attente degli uomini al rispetto della natura e all’etica con cui un vino è prodotto (53%), sono meno influenzate dai critici e più dagli amici ma spendono meno dei maschi.

Già nel 2015 il francese Julien Miquel, viticoltore e fondatore del premiato blog SocialVignerons.com. aveva condotto un’analisi – citata e apprezzata anche dall’Associazione Nazionale Le Donne del Vino – sui clichè del rapporto donne e vino. L’analisi evidenziava che negli Stati Uniti e in Europa le donne preferivano i vini rossi (57%) seguiti dai bianchi (30%) e dai rosati (13%), mentre in Asia più del 70% delle donne prediligeva vini rossi.

Allora: volete davvero servirci solo vino rosato?

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