#RistoKit 9 – Le conclusioni

Il #RistoKit è completo: abbiamo parlato del materiale di cui i giornalisti hanno bisogno per poter far uscire un articolo su di voi, dei rapporti con i giornalisti e di come coltivarli, dei social media indispensabili per il vostro locale, della vostra reputazione sul web e di come non affossarla, di cosa cerca un cliente da un sito del vostro ristorante e di come viene costruito quel sito. Abbiamo concluso con dei consigli su cosa fare quando aprite il vostro nuovo locale e spiegato cosa fa un ufficio stampa.
È arrivato il momento di qualche conclusione.

Il kit non è ovviamente esaustivo, ma contiene spunti e opinioni che potranno sicuramente aiutare i ristoratori che si stanno chiedendo come aiutare la loro attività di cuochi e gestori di locali con una buona e corretta comunicazione. Qui vorrei solo sottolineare tre punti che per me sono il principio che mi ha stimolato a creare il #RistoKit, la conseguenza di quanto ho letto e il comune denominatore.

1. Condividere è meglio che tenersi le cose per sé. Anzi, è meglio di tutto.

Includendo anche me e Fabrizio, #RistoKit è la storia di otto professionisti che hanno creduto che condividere una parte del proprio lavoro fosse più interessante e stimolante che farlo chiusi tra le proprie mura. Hanno formalizzato un sapere, e lo hanno messo in rete.
Questa pratica, da alcuni ritenuta barbara, è cosa comune in ambiti diversi dal food: il marketing, i social media, il copywriting ad esempio. Io ho solo imparato dagli altri settori che bazzico per lavoro, da cui ho imparato che se metti in rete un sapere quel sapere diventa migliore, e tu con lui.
C’è chi ne ha scritto un libro: lo ha fatto Domitilla Ferrari e si chiama Due gradi e mezzo di separazione. Come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia).

2. La professionalità si impara a bottega, quindi, cari cuochi, imparate a insegnare.

Il mondo del food sta imparando a insegnare: qui su questo blog dei professionisti hanno divulgato informazioni importanti per chi vuole apprendere, da un tavolo virtuale. Possiamo fare lo stesso anche in cucina? La cucina, dove molti chef famosi si chiudono nello sgabuzzino per eseguire l’ultimo passaggio della ricetta: possiamo sostituire il valore dell’insegnamento a quello egotico del possesso di un gesto? Cosa fa la differenza: la ricetta o la capacità di trasmetterla?

3. Le foto
Le foto sono importanti, pure più delle parole.
Se non sapete fare le foto, chiamate un fotografo che le sappia fare.
Ma fatele, ORA.

Come continua #RistoKit?
Con due consigli.
1. Imparate a cercare in rete.
C’è chi ha scritto dell’oste 2.0 tanti anni fa, chi fa consulenza per ristoranti: usate google, chiedete in giro, leggete, scegliete a chi affidarvi o come fare da soli. Usate le risorse che ci sono online per migliorarvi.
2. Leggete i libri degli chef
Ci sono chef che hanno scritto libri che parlano anche degli aspetti imprenditoriali e comunicativi di questa professione: Il giusto e gusto di Davide Oldani, Restaurant Man di Joe Bastianich, Oste da cento anni di David Ranucci, Sono chef e sono donna di Cristina Bowerman (in uscita).

E con un enorme grazie a tutti quelli che hanno scritto per #RistoKit: Sara, Carlo, Paolo, Fabrizio, Claudio, Laura e Claudio bis.


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