Senza variabili esterne: due nuovi corsi legati al cibo

Ho 40 anni, vivo a Torino, ho un nuovo (bellissimo) fidanzato e nei mesi di quarantena ho fatto qualcosa che non facevo da un po’ di tempo: sono scesa dalla ruota del criceto.
Meno trasferte, meno fattori esogeni di stress, e anche meno lavoro: le condizioni giuste per ricentrarsi, e cercare tra le pareti di casa quello che non può arrivare da fuori.
Perché il fuori, come era prima, non c’è più.

Quello a cui sono arrivata lo potete trovare qui: un nuovo servizio dedicato allo storytelling per le aziende alimentari, e due nuovi corsi. Il primo dedicato al Food Writing, il secondo all’Instagram Food Marketing. Con pure un prezzo speciale se comprate i due corsi insieme.

Ma vi racconto meglio.

Le variabili esterne

Se fuori scoppia una pandemia, e avete la fortuna di stare bene, potreste voler osservare qual è la vostra reazione a un mondo che, fuori, cambia dimensione: dalla possibilità di prendere un aereo e volare in Thailandia siamo finiti a guardare il mondo dai nostri balconi. Da una normalità fatta di abbracci e brindisi, siamo passati a mangiare insieme agli altri alzando il calice a uno schermo.

E quindi, come avete reagito? Vi siete rannicchiati dietro la porta di casa? Avete allungato il collo fino al tetto per prendere più luce? Avete appeso bandiere italiane o avete smarrito ogni fede? Avete rafforzato il controllo, o avete perso i freni?

E sul lavoro, cosa è successo? È aumentato o diminuito? Avete lasciato che tutto scorresse perché le cose forse torneranno come prima o avete inventato qualcosa di nuovo? È stato tempo di bilanci? Oppure è stato tempo e basta, un tempo che non avete voluto incorniciare?

Ogni persona che conosco ha avuto una reazione diversa: è impossibile generalizzare.
C’è però una cosa che è successa a molti, e di nuovo: a molti che hanno avuto la fortuna di non ammalarsi, o di non vedere ammalarsi le persone care.

È successo, cioè, di vedere ridursi le variabili esterne: sono diminuite le riunioni, gli imprevisti fisici legati ai viaggi e agli spostamenti, si sono assottigliate le occasioni che siamo stati impossibilitati a cogliere. Abbiamo fatto i conti con un mondo a misura di casa, al massimo di quartiere.
E in questo nuovo mondo in miniatura abbiamo tirato le somme in maniera più sempliciotta, chiedendoci: se qualcosa in questo periodo ha funzionato, o meno, chi avete ringraziato, o a chi avete dato la colpa?

Gli ostacoli interni

Sarà capitato a tutti: quando qualcosa non funziona, si dà la colpa all’imbecillità altrui o alla propria incapacità senza pensare a quello che c’è in mezzo: la relazione.
Così capita che se si prende il cliente sbagliato, ci si sente un incapace e si dà per scontato di esserlo davvero un po’.
O che se si lavora con un’agenzia imbruttita, si pensa che la sensazione perenne di acqua alla gola dipenda solo da loro.
Il 90% delle volte, però, siamo inclini a pensare che tutto dipenda solo da una delle due parti, e spesso da noi che non siamo capaci, o non ci sentiamo adatti: in pochi pensano alla relazione.

Allora, cosa succede se togliamo le variabili esterne? Se viene a modificarsi la relazione tra noi e i clienti, e dobbiamo reimmetterci nel mondo in condizioni diverse, con condizionamenti diversi? Potrebbe capitare che vediamo quella relazione in maniera più chiara, perché a distanza, senza tutto il contesto, riusciamo a isolare più cose, e più cause.
Potrebbe capitare che proviamo a far funzionare delle cose, a fare quello che sentiamo giusto per noi, dirigendo noi la relazione verso i clienti e, sorpresa: è tutto molto più bello e noi siamo bravissimi.

Insomma, questo periodo ci ha dimostrato che se le cose vanno bene, o male, non dipende solo da noi. È stata l’occasione giusta per alleggerirci dei nostri dubbi, e superare gli ostacoli più antipatici con cui conviviamo: noi stessi*.

In questo mondo più piccolo, che sia la casa, o il quartiere, dove siamo rimasti solo noi, davvero vogliamo fare la lotta anche con noi stessi?

Date fiducia al vostro capitale

Quando mi sono chiesta come volevo che fosse il mio mondo dopo la quarantena, ho scoperto che non avevo questi grandi bisogni: il mio è un mondo fatto di affetti e di cibo, di passeggiate e di sguardi.
Volevo un mondo dove dare spazio alle cose che so e che amo, dove il lavoro fosse fatto di relazioni sane: soprattutto, mi sono resa conto di sapere tantissime cose, di avere enormi risorse.

E allora perché se abbiamo risorse, capita di metterle in dubbio?
Perché se qualcosa ci piace e ci diverte, non può essere abbastanza importante da crederci?
Perché continuiamo a lottare con noi stessi quando quello che sappiamo fare è sotto i nostri occhi e non gli diamo fiducia?

I corsi dedicati al cibo

Quindi: questa è la storia di come sono nati i nuovi corsi in streaming, dedicati al Food Writing e all’Instagram Food Marketing.

Questi corsi sono nati da un altro corso, quello sul mio primo podcast organizzato da Zandegù: l’ennesima possibilità di chiedermi “ma lo so fare?”, per poi farlo, e pure bene a giudicare dai feedback dei corsisti e dalle due edizioni in un mese.
Marianna di Zandegù mi ha anche aiutato a strutturare il percorso di vendita dei miei corsi in streaming, perché superare gli ostacoli è anche questa cosa qui: chiedere una mano a chi è più bravo di te nel fare le cose che non hai mai fatto.

Cambiare narrazione

Insomma: scrivo e mi occupo di contenuti legati al cibo da anni, ma stranamente non avevo così chiaro come capitalizzare competenze e passioni.
Togliere le variabili esterne mi ha permesso di guardare alle mie risorse con più calma, con più equilibrio, e di riconoscere che ho le capacità di far funzionare le cose, la tenacia, l’energia.
Poi vedremo se funzioneranno, ma è una lezione e una narrazione che mi saranno utili anche quando le variabili saranno diverse.

Quello che credi e che sai di te, sono gli occhi con cui ti guardi: le lezioni che impari, sono la pace che fai.
E voi, venite a imparare?

*Grazie Alice Orrù

[Ph di David Brooke Martin su Unsplash]

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