Uno sguardo sui foodblog #2: un osservatorio in aggiornamento

Sui foodblog non si smette mai di imparare: ogni giorno cambia qualcosa all’interno del web. Foodblogger che finiscono sui libri, altri che organizzano camp, altri ancora che raccontano eventi dove il più delle volte sono protagonisti.

Senza avere la pretesa di indicare la strada, ci piace fermarci e osservare, per indole e per lavoro, cosa succede nel mondo food quando parliamo di blog, di persone che tramite il proprio spazio nel web raccontano la cucina e la propria cultura gastronomica: non solo ci piace raccogliere ciò che di più interessante proviene dai foodblog, ma anche osservare i movimenti e le azioni di quelli che ruotano intorno ad essi, che siano aziende, fornitori di servizi, altri mondi.

Chiamiamolo osservatorio in aggiornamento, con un chiarimento obbligatorio: i nostri strumenti sono la nostra esperienza, e il nostro buon senso, con tutti i limiti. E lo scopo è solo quello di condividere con voi quello che pensiamo, e di sentire la vostra. Senza vendere niente a nessuno, che se ci conoscete l’avete già capito dall’inizio.

Cose che succedono nel giugno 2012

  1. Le aziende scelgono i foodblogger come loro testimonial, con modalità che si basano sull’engagement marketing: ecco quindi Pietro e Francesca dei SingerFood che con tutta la loro simpatia e spontaneità preparano e presentano delle videoricette con la pasta sfoglia Buitoni. O Chiara Maci che porta i formaggini Tigre in giro tramite degli showcooking in diversi eventi. I foodblogger sono credibili, affabili, seguiti, bravi comunicatori: da qui a ingaggiarli il passo è breve!
  2. Anni di foodblogging e social networking sono una buona base se vuoi lavorare nel campo dei Social Media nel settore food: ecco quindi Rori che gestisce il Blog del Pane del Mulino Bianco e Sara che si occupa dei canali Social per la Fattoria Maliosa. Poi ci sono io, che sul biglietto da visita ho scritto Social Media Strategist, e lavoro con dei clienti food. No, non vi dirò quali, perché blog e lavoro rimangono per me due cose distinte.
  3. Diventare foodblogger, vivere del proprio blog: gestire un proprio spazio nel web è diventata una questione un po’ più complessa di 7 anni fa, quando ad avere un foodblog eravamo quattro gatti. Ora il blog presenta opportunità diverse, tra cui la possibilità di guadagnare con le sponsorizzazioni. Come si fa? Come ci si regola? Due esempi illuminanti: il neonato Food140, una vera e propria Blogger Academy; poi c’è ReteLab, di Barbara Damiano e Nestore Novati, che offrono strumenti e consulenze per monetizzare il proprio blog.

Ci sono 41 commenti

  1. Un osservatorio attentissimo. Sebbene mi sia ritrovata in mezzo (col blog sul pane), qualcosa di quello che sta accadendendo al mondo dei blog me l’ero perso.
    Aggiungerei un punto 4): continuare a divertirsi col proprio blog. Le nuove occasione vanno colte o meno a discrezione personale. Ma la libertà di avere un blog proprio dove scrivere e provare ciò che si vuole è la vera (spero) molla che porta ad aprire un blog. E per mantenere negli anni un blog ci vuole pazienza, costanza e quel famoso pizzico di pazzia, che ci fa scrivere sempre qualcosa.

    1. Il punto 4 segna il discrimine, hai perfettamente ragione. Ed è la prima spinta a creare contenuti di qualità, a cercare una propria strada, a migliorarsi: porta insomma alla base della scala dove si può scegliere cosa fare, se continuare divertirsi e basta, se fare qualcosa di più.

    1. …fortuna che noi con il nostro blog vogliamo solo divertirci e la credibilità sta nel riuscire a gestire in modo intelligente le scelte dei prodotti in cucina, ognuno esprima la propria opinione e la tua, fortunatamente, non ci tange. (Anche perché, detto tra noi, ci sono opinioni che vanno espresse di persona con la giusta educazione ed apertura al confronto. Esprimere commenti sterili sotto un post quando spesso siamo a cena insieme fanno diventare te davvero poco credibile. Se sono delusa? Sì tanto, da te e dalla tua pessima gestione del rapporto con noi, ciao Roberto)

      1. Ragazzi, vi invito tutti alla cena della pace: vi preparo un pasto a base di pasta sfoglia Buitoni, sformato di pasta Barilla, cheescake con Philadeplhia e Nesquik :) Secondo me piace a tutti e ci divertiamo :)

      2. Veramente vi ho personalmente detto in più di una occasione che secondo me aggregarsi ai var,i Barilla Perugina & Company non era una cosa che dal mio umile punto di vista (io esprimo le miè opinioni e non dei giudizi), non utile ma meglio è operare con produttori più sostenibili (vedi Pasta Gentile sempre perccitare voi).

        1. Usiamo la Pasta Gentile e la Sfoglia Buitoni, non abbiamo tempo di fare la sfoglia in casa, di macinare chilometri per trovare il burro di qualità ogni volta che dovessimo decidere di farla in casa. Per noi la cucina è passione e dedizione, cerchiamo di essere critici e consapevoli verso ogni prodotto. Ci hai chiesto perché abbiamo accettato di fare le video ricette? Ci hai chiesto del progetto che c’è dietro? Del fatto di voler abbinare le verdure di stagione alla sfoglia? Di aver alleggerito gli ingredienti? No, quello non l’hai chiesto. Il tuo è un attacco diretto come sempre: PRIVO DI CONFRONTO. Roby, non accetto più le tue critiche pubbliche, fanno male ai food blog e ai food blogger, la tua è DISINFORMAZIONE, semplice dire che TUTTI dovrebbero usare pasta da 5E al chilo perchè artigianale o “spararsi”50km per andare dal produttore. C’è chi lo può fare c’è chi no: allora si limitano i danni, si cerca di dare un’informazione alternativa che faccia ampliare le scelte.

          Raccontiamo la nostra cucina, le nostre ricette sono fatte di questo, di integrazione tra prodotti: lavoriamo a tempo pieno non nel settore gastronomico, abbiamo poco tempo, il tempo libero lo investiamo in cucina e nella ricerca di questa e gli estremismi sono SEMPRE dannosi, sempre. I pelati non li acquisteremo ma dalla grande distribuzione, la pasta sfoglia SI’!

          1. Mi pare che nessuno ti impedisca di dire le tue opinioni e quindi dove sei privata del confronto?
            Ti sei chiesta se davvero il messaggio che passa è quello delle verdure di stagione e non semplicemente quello della Buitoni? Perché un conto è l’intenzione e un conto è il risultato.

          2. Roby, ribadisco: mi sarebbe piaciuto parlarne in questi 3 MESI davanti ad un bicchiere di vino quando ci siamo visti anche spesso, ti occupi di comunicazione e da te mi sarei aspettata una comunicazione DIRETTA e PERSONALE, non di risposta ad un post pubblico su un altro blog che non è il nostro. Non mi piace il tuo atteggiamento verso di noi, è sì : è qualcosa di diretto.

          3. Ribadisco che un paio di volte alle cene del Vischi vi ho espresso CHIARAMENTE qual’era il mio personale punto di vista (era presente anche Cristiano al vs tavolo una delle volte) non sono la persona che aspetta il post per dire quello che pensa, al contrario! Se mi sono espresso sul blog è proprio perché con voi ne ho parlato personalmente più di una volta. Inoltre mi pare che la si prenda un po’ troppo sul personale, continuo ad avere una ottima opinione di voi come persone anche se usate la pasta sfoglia Buitoni :-) , non misuro certo le persone su questi paramentri.

    2. Roberto, io penso il discorso sia più complesso. Ci sono prodotti della grande distribuzione che tutti usiamo, e questo non fa di noi delle persone peggiori :) Il discorso primo sta quindi nel fatto che la GDO non è il male.
      Se poi questo “male” ti offre un lavoro che non compromette nulla, dove sta il problema?
      Se Philadelphia mi offrisse di gestire la sua pagina Facebook, per me non ci sarebbe nessun dubbio morale o etico: da una parte è un prodotto che già uso, dall’altra mi tengo ben stretta la mia etica professionale in qualsiasi tipo di lavoro che faccio :)

      1. Quanto mi piace e quanto è vera la puntualizzazione “Ci sono prodotti della grande distribuzione che tutti usiamo”… o quasi tutti usiamo. A volte non ci piace dirlo in giro. Ma siamo umani ed ogni tanto non viviamo di prodotti da gourmet.

      2. E dove ho espresso l’opinione che i prodotti della GDO sono il male? o che siamo peggiori se li acquistiamo?
        Io faccio delle scelte che mi portano ad usare i prodotti pronti perché credo siano diseducativi dal punto di vista dell’educazione al gusto e nel trovare la propria strada del gusto, inoltre usavo prodotti da colture intensive che non fanno certo bene ne ai contadini ne al pianeta.
        E lo faccio per pane, biscotti, paste sfoglie, saccocci etc etc ma ognuno è libero di nutrirsi come meglio crede, ci mancherebbe pure.
        Questo vale anche per le scelte lavorative. Io preferisco lavorare con altri produttori e accetterei di collaborare con grossi marchi solo in relazione a attività di beneficenza e non certo elogiando i loro prodotti (se non lo meritano vedi per esempio il Philadelphia).

      1. Pure io! In effetti mi sento già debole… magari mi faccio un Nesc@fè? ;)
        Io sono una mamma, e della specie peggiore, perché faccio la blogger per mestiere. A casa mia si mangia roba comprata al supermercato, perché io sono attenta alle etichette, e c’è del bio intorno a noi, senza usare sciccherie pazzesche che solo pochi possono permettersi.
        Non mi sento una sconsiderata, per questo. Ammiro chi può cucinare cose fantastiche che io non posso cucinare, e lo seguo attentamente come un bellissimo quadro d’autore. Ma nella vita reale, una pasta che cuoce in pochi minuti mi ha salvato spesso i timpani dai capricci di mia figlia. Peace&Love.

  2. Grazie cara, lo sai che i tuoi post sono pane di gioia, finalmente qualcuno che riesca a trasmettere in modo costruttivo la vera natura dei food blogger. Grazie di cuore anche per la citazione, onoratissimi :)
    Un bacio*

  3. Un post interessante e sul quale merita soffermarsi per fare qualche riflessione semiseria. Io rispondo sdoppiandomi, da un lato come blogger e da l’altro come consulente marketing (ahimè, nessuno è perfetto!).
    1) sul web serve ‘credibilità’ e come blogger hai senso se sei credibile, quindi devi avere una tua filosofia di vita e di blogging. Puoi scrivere di prodotti tipici ed artigianali, come pure di prodotti industriali, surgelati, roba precotta, basta che sia la ‘tua’ filosofia (direi quasi la tua ‘filosofood’!)
    2) mai scendere a compromessi sperando in un guadagno monetario o di visibilità, se ciò richiede perdita di credibilità: ho visto bloggers che accanto ai prodotti industriali da banco frigo della GDO, postano di prodotti tipici artigianali, ecco queste qui, per me non sono credibili! Se usi il glutammato, non hai educazione alimentare, molto easy!
    3) proprio a riguardo della visibilità, attenzione alle ‘sirene’ che promettono chissà cosa in scambio delle vostre ricette, dei vostri posts, del vostro blog! Il blog è tuo e basta, sei tu che ci metti, nome&cognome&faccia. Meglio dire ‘No grazie, non si sposa con la mia filosofood’, che rimetterci in credibilità. Io l’ho fatto già diverse volte e non me ne pento affatto!
    4) tenere ben distinti lavoro e quindi professione, dal blog (e penso di aver capito cosa intendi quando dici che sul biglietto da visita hai scritto ‘strategist’, idem per me!)
    5) fare blogging è impegnativo, devi scegliere o inventarti una ricetta, realizzarla, fare le foto, scrivere un post. Talvolta mi sembra giusto chiedere un compenso per tutto questo lavoro, non critico, chi lo fa, anzi!
    Grazie per lo spunto, e buon lavoro! Simona :-)

    1. Ciao
      primo inserisco qui il link di Barbara di ReteLab, che calza a pennello con parecchi interventi
      http://retelab.it/blog/2012/06/marketing-e-bisogno-indotto/

      Il concetto di filosofood si sposa perfettamente con il concetto che tutti noi foodblogger dovremmo far nostro: un misto di coerenza, passione per il cibo a 360°, schiettezza, serietà, mantenendo la leggerezza.
      Grazie per i consigli, torneranno utili a tutti noi!

      1. Grazie Maricler. Io sono mainstream, mi è sempre piaciuto, è la mia filosofia, e io mi sento POP dalla testa ai piedi. Dunque non ho mai parlato di cose elevate, e la mia credibilità si basa proprio sulla ‘mediocrità di ciò che scrivo (non in senso stesso, ma intesa più come: una cosa che possono fare tutti).
        Ma l’Amore, la Passione, il Rispetto estremo dei lettori, secondo me sono l’unica e la sola religione da seguire per fare blog.
        Se siamo noi stessi, con i nostri pregi e difetti, e non abbiamo paura di raccontare i nostri fallimenti, e instauriamo un rapporto affettuoso con chi ci legge… secondo me diventiamo ‘autorevoli’ perché trasparenti.

      2. Grazie del link, lo leggo volentieri! Da quando ci sono i blogs, quelli veri, il mondo del marketing e della pubblicità si è ribaltato.
        Non so quanti di voi avranno letto ‘No Logo’ della Klein, ma è una lettura che consiglio vivamente, ci mette davanti allo scempio che il marketing ha fatto di se stesso.
        Hai detto bene, coerenza e leggerezza, mai prendersi troppo sul serio, si diventa la caricatura di noi stessi!
        Simo

    2. Hai colpito nel segno, stavo per argomentare la stessa cosa, ma presa dall’impeto nel rispondere ai soliti attacchi mi son persa. La “pugliesità” prende il sopravvento e ben venga ;)

      Condivido ogni parola: se apriamo il nostro frigo c troviamo la pasta madre con accanto la pasta sfoglia, la verdura del GAS e le birre della grande distribuzione, il vino naturale e quello da 1E per cucinare. Insomma: siamo UMANI con uno stipendio normale, con poco tempo e tanta voglia di avere amici a cena, sempre. Non siamo mai scesi a compromessi con le aziende, non abbiamo mai avuto banner pubblicitari e mai ne avremo, abbiamo accettato i video Buitoni perchè ci piaceva l’idea di comunicare l’importanza della stagionalità, il prodotto lo usiamo, ma con un altro prodotto non lo avremmo fatto, non ci siamo svenduti, non lo faremmo mai.

      Sai cosa mi lascia più interdetta? Che chi non ha condiviso questa “esposizione”non ci ha mai chiesto PERCHE’!? Cosa vi ha spinto a creare le ricette per Buitoni? Cosa c’è dietro? Invece no, si spara nel mucchio, le multinazionali sono il male (per carità: non sono “i buoni”, ma RIFLETTIAMO: esistono!) e la discussione si chiude lì.

      Le proposte dalle aziende di cui non condividiamo prodotti e scelte le decliniamo gentilmente e spesso le agenzie ci hanno risposto non poco infastidite, ma finché il libero arbitrio continua ad essere nelle nostre facoltà ci metteremo testa e cuore. Non abbiamo nulla da rimproverarci, qualcosa sì, ma frutto solo della buona fede, che ahimè a volte inganna, come capita anche con alcune persone a cui si è stupidamente affidata troppa stima.

      Mi piacciono i confronti e sono felice, di tutto.

  4. 7 anni fa nessuno ci filava, e lo posso garantire perchè in 7 anni di blog ho visto come sono cambiate le cose e come le aziende mano a mano hanno iniziato ad avvicinarsi al mondo di internet in generale e poi a noi blogger; le aziende come le persone scelgono chi secondo loro può dare maggiore visibilità ai propri prodotti.
    Quello che personalmente non approvo è la “svendita” del proprio blog per una fornitura di detersivo, un buono per delle scarpe o due barattoli di passata di pomodoro..ecco quando leggo certi post che si vede sono solo ed esclusivamente marchette pubblicitarie, mi viene da pensare ” ma tu la spesa non la fai mai!?, aspetti che ti mandino i prodotti!?” ecco, quando si arriva a questo punto dove ogni post che prevede una ricetta ha almeno 5-6 link a prodotti di vario genere (compresi anche gli ammennicoli per fare le foto –> piattino-forchetta-tovagliolo etc) allora mi viene voglia di chiudere il mio blog.
    Poi mi ricordo che grazie al blog ho stretto tante amicizie e mi diverto ancora a postare due o tre volte alla settimana e penso che in fondo in rete c’è davvero spazio per tutti, per chi si svende e per chi ama mantenere una parvenza di coerenza con il proprio blog.
    Anche a me è capitato di scrivere post per alcuni prodotti, ma personalmente ho sempre scelto chi e in che modo.
    a volte mi viene solo da pensare “mah.”

    1. Ciao Gaia, il mio blog è nato circa 2 anni fa, su un progetto che avveo in piedi dal 200 circa e sinceramente ho seguito il processo da lontano. Credimi che non tutte le aziende sanno chi scegliere: a me ad esempio, hanno proposto dei prodotti che sono lontani anni luce dal mio modo di cucinare ed intendere il cibo! Ciò significa che l’agenzia pubblicitaria che li segue, ha guardato altri parametri e non ha letto il mio blog!
      Ho visto aziende del biologico contattare bloggers che non hanno idea di quale sia la differenza tra un prodotto bio ed uno tossico, mi dici come fanno poi a valorizzare quel prodotto, scrivendo cosa? Che è buono??? Che è genuino???
      E poi, le vere professioniste, le cuoche vere, vengono penalizzate, meriterebbero una maggiore attenzione da parte delle aziende.

  5. hm…credo che alcune parole siano state travisate. Nessuno ha detto che la GDO o i suoi prodotti sono il male, ma neanche possiamo inserire la pasta sfoglia nelle eccellenze gastronomiche, no? :) Credo che bisognerebbe fare chiarezza su ciò che si vuole comunicare ai propri lettori, e sull’obiettivo finale del blog.

    1. Son d’accordo con Cristina, non penso che tutti i prodotti della GDO siano il diavolo, magari su alcuni lo so di per se’, che non sono proprio il massimo (vedi sopra, il glutammato o gli olii vegetali idrogenati).
      In molti blog manca proprio la chiarezza, perchè probabilmente non lo sanno neanche loro dove vogliono andare, e c’è tanta supponenza, gente che si prende troppo sul serio!

  6. Io quando faccio la spesa sto attento. Cerco di essere bravo per il mio gusto e per la mia salute. E poi anche per l’ambiente, ma soprattutto per il mio gusto. Su certe cose investo, su altre sono più lassista. La Gdo non mi spaventa, ma diamine!, sono un foodblogger. Quindi, quando sto depresso che non faccio la cosa giusta, che magari non sono stato bravo, che ho comprato la Philadelphia, che poi magari l’ho ricomprata, vado da Bressanini che mi spiega che gli OGM, il glutammato, il km zero, sono belle ma anche no. Grazie Bressanini che mi fai andare al supermercato con l’appoggio della scienza :-)

  7. Credo ci si dimentichi spesso una cosa: ognuno compra quello che vuole, ognuno mangia quello che vuole, ognuno sceglie a quali aziende dare credibilità e a quali no, ognuno ha il diritto di criticare gli altri e il dovere di ricevere critiche.

    Io sono una che di critiche ne fa e molto spesso taccio pure perché vi assicuro che, lavorando nel settore comunicazione food e non essendo dunque solo una foodblogger (definizione che peraltro mi calza poco!) spesso ho a che fare con soggetti “blasonati” o presunti tali che accettano la qualunque, sia un pacchetto di panna o un ipad, pur di collaborare.

    E a differenza di quel che si crede, ci sono molte persone furbe in giro: da quelle che mascherano le collaborazioni ironizzandoci sopra a quelle che sponsorizzano un’idea di cibo ma magari qualche mese prima avevano lavorato per la comunicazione aziendale di prodotti che non vanno proprio a braccetto con la filosofia esposta. E c’è chi cucina con il Bimby ma non te lo dice mascherando tutto con le foto, avoglia a quanti esempi si possono portare di rapporto sbilanciato food-web.

    C’è spazio per tutti ma secondo me tutti dovrebbero guardare di più dietro l’apparenza e ricordarsi, quando si critica, che i primi ad essere criticabili siamo noi stessi!
    Pace e bene fratelli, vado a mangiarmi due Kg di pane e philadelphia cadbury (perché a noi philadelphia Milka ci fa un baffo qua in Irlanda! :D )

    1. Il Bimby poi è usato nelle cucine dei ristoranti. So per certo che sta allo Scaccomatto di Bologna, ce l’hanno detto loro, e l’abbiamo visto da Crippa a Piazza Duomo. Non credo ci faccia i risotti, ma è uno strumento utile.
      [Un amico mi ha invitato a una cena-bimby, e ha fatto il risotto. Neanche male, oh.]

  8. ;) mi e’ piaciuto leggere il post e i vari commenti; soprattutto della mia amica Zen Singerfood che si e’ fatta trasportare dall’emozione del post ;)

    si parla tanto di credibilita’ di noi foodblogger ma non capisco perche’? cosa dobbiamo dimostrare per essere “credibili”? io oggi cucino verdure, domani pesce e carne … chi me lo impedisce e soprattutto perche’ dovrebbe essere messa in discussione la mia credibilita’?
    cosi’ come quando cucino una pasta con la Mutti perche’ mi hanno omaggiato di alcuni loro prodotti.
    Si fa tanto gli schizzinosi e poi alle cene per i blogger siamo tutti presenti a mangiare e bere a sbaffo … con successiva recensione nei giorni a seguire.

    che nessuno me ne voglia, ma e’ facile giudicare e criticare, molto piu’ difficile chiedere e capire … con il mio blog mi diverto, spero di non offendere nessuno con quello che posto ma faccio quello che mi piace ;)

    1. Il principio di fare quello che ci pare direi che è inalienabile. Per quel che riguarda la “credibilità” si intente quelle che gli altri ti (ti inteso non come “a te” ma più in generale) riconoscono.
      Poi, come già ti dissi, bello sarebbe poter utilizzare uno strumento come il web per fare educazione alimentare parlando dell’uso di alcune materie prime invece di altre e promuovere realtà produttive più legate al territorio è più (a mio modesto parere) umane.
      Meglio la farina di un mulino che paga molto bene il lavoro degli agricoltori e si dedica al recupero di grani antichi che non quella di un mulino industriale che ha logiche di mercato differenti. Così come vale per la pasta, i pelati etc etc.
      Poi ci sta che se ti regalano un prodotto e l’azienda che lo fa non sono dei manigoldi, non muore nessuno se lo utilizzi e metti il logo sul sito, ci mancherebbe pure.

  9. Lo scolpiamo sulla pietra?! :-)
    “Condivido ogni parola: se apriamo il nostro frigo c troviamo la pasta madre con accanto la pasta sfoglia, la verdura del GAS e le birre della grande distribuzione, il vino naturale e quello da 1E per cucinare. Insomma: siamo UMANI con uno stipendio normale, con poco tempo e tanta voglia di avere amici a cena, sempre.”

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