Perché andare in terapia vi renderà dei professionisti migliori

Ho scelto di cominciare un percorso di psicoterapia ad aprile del 2017, e quel percorso va ancora avanti: al pari di tutte le persone che conosco che come me hanno scelto di intraprendere questo percorso, i frutti si riassumono una frase comune:

I soldi meglio spesi in vita mia

È almeno un anno che ho in testa questo post, ma credo stessi aspettando nuovi frutti della terapia per scriverlo: il primo titolo che avevo in testa era “Perché dovreste andare TUTTI in terapia”
con un sottotitolo amichevole e incoraggiante che suonava come un

Sai che se andassi anche tu in terapia mi faresti risparmiare i soldi della mia?

Ma oggi voglio raccontarvi gli ultimi 6 giorni di TravelWithGusto.
Lo faccio per darvi la misura di quanto andare in terapia, capire dove affondano le proprie paure, smettere di pensarsi diversi da quel che si è, approvarsi, sospendere il giudizio, e le mille altre cose che accadono quando il percorso di terapia funziona, non vi aiuterà solo a spazzare via demoni, angosce e pugni allo stomaco: andare in terapia vi renderà dei professionisti migliori.
Nelle decisioni, come nelle relazioni.

Giorno 1: i tarocchi

Tutto è cominciato con una lettura dei tarocchi da parte di Clara: so che non è l’incipit che vi aspettavate in un post sul lavoro, ma uno dei frutti del percorso è aver smesso di avere dei pregiudizi su persone, ambiti, attività che scalpellano una presunta intellettualità granitica, insieme al considerare i singoli avvenimenti, incontri, pensieri come un qualcosa di mutabilissimo.

(Certo, la mia psicologa ha fatto lo stesso sguardo che state facendo voi, tranquilli).

A Clara ho chiesto una lettura su TravelWithGusto, e lei l’ha fatta: non vi racconterò dei dettagli, ma solo che ogni volta che lei mi legge i tarocchi mi aiuta a riflettere su aspetti del mio carattere che mi tengono ingabbiata. Lo ha fatto anche questa volta: più di quello che mi dice sull’eventuale futuro, mi stimola a fronteggiare il presente.

I dubbi, per esempio: per alcuni sono punti sulla carta che si muovono, per altri sono birilli da atterrare con l’ignoranza. Per chi teme che sbagliare porti conseguenze nefaste, il dubbio è un bel saccoccio di sabbia da mille chili che comprime il petto.

I dubbi sono scelte, sono opzioni aperte che nessun questionario, per quanto estenuante, potrà mai chiudere in un sistema binario: vai di là se vuoi avere successo, vieni qui se credi di sbagliare e di fallire.

Perché andare in terapia ti serve nel lavoro, #1

La terapia ti restituisce la libertà di scegliere su basi diverse: non in base ai meccanismi che ti addossano colpe o ti congelano, ma sulla base della realtà che c’è, che cambia come cambi tu.

Giorno 2: il rifiuto

Quando ho paura, io mi assento: viene meno l’espressività facciale, respiro dal cuore in su, metto lo stomaco sotto le ascelle e curvo le spalle. Mi rinchiudo, e divento l’essere perfettamente razionale che ha sempre un parere su tutto quello che succede, che comprende con empatia gli altri ma non se stessa, che capisce ogni meccanismo di come funzionano le persone tranne il proprio.

Aguzzo l’intelligenza per sconfiggere l’affanno emotivo, direi. Divento un pesce rosso con un cervello sviluppatissimo e il cuore in naftalina: ci sono delle paure, ma davvero devo affrontarle?

Il giorno dopo la lettura dei tarocchi continuavo a chiedermi cosa cambiare rispetto a TravelWithGusto, in maniera meccanica, con poche vere domande di sostanza: fronteggiare un problema, anche non grave, è un sorso di succo di mela per chi mette sul piatto i miglioramenti che potrebbero arrivare.
Per i pesci rossi come me la questione è diversa: ci vuole molta elasticità per andare a fondo lasciando aperta la possibilità di rimescolare tutto, l’inizio come la fine. Ci vuole la capacità di non giudicarsi rispetto a eventuali strade sbagliate che abbiamo preso, e una gran voglia di riparare, insieme alla curiosità di vedere cosa succede se la cambiamo quella strada.

Perché andare in terapia ti serve nel lavoro, #2

La terapia ti dona la possibilità di non sentirsi sbagliato se fai degli sbagli.

Giorno 3: la seduta

C’è poi stata la seduta in cui ho raccontato alla psicologa della lettura dei tarocchi su TravelWithGusto, ed è stata una di quelle sedute da cui esci con la sensazione di aver raccolto frutti, cotone, cuoio e ossigeno.
Il lavoro è uno dei grandi temi di questo percorso, ma quel giorno non abbiamo parlato di questo, non solo almeno.

Nelle ultime settimane ho preso una serie di decisioni personali dettate dalla pancia, tutte molto positive: nonostante questo, avvertivo un nodo al petto, un po’ come una manciata di semi di papavero tutti incastrati tra i denti.
Abbiamo indagato il perché, lo abbiamo capito, e sviscerato.

Perché andare in terapia ti serve nel lavoro, #3

La terapia ti aiuta a ricentrarti, e ad assecondare se stessi prima di ogni altro: è una buona strada per muoverti nel mondo senza gettare la mano e poi ritrarla, senza essere generosi e poi aridi, senza riprendere per poi sentirti in colpa. I tipici atteggiamenti dei colleghi e dei capi peggiori, mi verrebbe da aggiungere, per essere espliciti.

Giorno 4: altri lavori, altre persone

Il giovedì ho ricevuto una risposta negativa a un preventivo, e una positiva a un altro preventivo: questo secondo era una rinegoziazione di un’offerta più ampia.

Nell’ultimo anno applico più che posso la stessa tecnica: lascio passare un giorno prima di prendere ogni decisione, soprattutto sui temi su cui sono più esposta.
Autonomia finanziaria, paura di fallire, gestione del controllo: mettete il ditino qui sotto, se anche per voi la prima reazione non è mai quella migliore.

Condividi se sei fissato col controllo

it’s the new “Condividi se sei indignato”.

Sapere che il mio lavoro principale va tutto sommato bene è una conferma anche rispetto a TravelWithGusto, perché so che potrò fare dei piccoli investimenti anche quest’anno. Questo è un valore economico, che io sposto quasi in automatico in un ambito valoriale:

Mi mantengo, allora sono capace. Non riesco a farlo, quindi non valgo come persona.

Capire perché ragiono in questo modo mi è stato molto utile: mi aiuta a dare il peso corretto a cosa accade.

Perché andare in terapia ti serve nel lavoro, #4

La terapia ti aiuta a capire il rapporto con i soldi, ma di questo ne avevo già parlato qui.

Giorno 5: “Sei nella bolla”

Venerdì sera ho cenato con la mia amica Sarah, ed è di fronte a un piatto di würstel che le ho detto che la odiavo.

Quella sera ci siamo confrontate su TravelWithGusto e su dove sta andando: i contenuti, le guide in uscita, le proposte alle aziende, come monetizzare, lingua inglese sì o no, le competizioni, le fiere.

Questo progetto ha solo 6 mesi e io lo vorrei già in crescita, le dicevo.
E tu sei sicura che ti stai concentrando sulle cose che servono a farlo crescere, mi rispondeva.

Colpo dopo colpo Sarah mi ha mostrato la bolla in cui stavo continuando a dibattermi, e mi ha aiutato a fare un buchetto per vedere le cose con occhi diversi: è stata una discussione profonda, a cui all’inizio ho opposto il mio classico cestino di ferro di resistenze.
Di fronte ai momenti necessari in cui crescere implica il mettersi in discussione, molti si arroccano sulle proprie posizioni: non sono le migliori, ma sono le proprie.

Perché andare in terapia ti serve nel lavoro, #5

La terapia aiuta a relativizzare l’arroganza, e ad agire secondo i bisogni, nei modi più efficaci, anche se non ci siamo abituati. Smuove il culo, anche se odiamo farlo. Aiuta a riconoscere il valore dell’altro, anche se ci dice cose che non vogliamo sentire: possiamo odiarlo, o scegliere di ascoltarlo.

Giorno 6: “Apriti al confronto”

Sabato sera c’è stata la reunion di TravelWithGusto: insieme a Marianna di Zandegù, ci siamo trovati a cena io, Giulia e Tommaso. È buffo, perché da quando il progetto è nato non ci eravamo ancora visti né io avevo mai conosciuto Tommaso dal vivo. Eppure, si confermano le persone con cui il confronto è luminoso, soprattutto perché siamo diversi ma abbiamo la stessa visione delle cose fatte per bene.

Sul piatti abbiamo messo le guide in lingua inglese: io spingevo verso il no, non ora, loro verso il sì, ora. Non vi svelo qual è stata la conclusione, ma abbiamo trovato un accordo. Per farlo ho dovuto fare un passo indietro, mettere da parte la mia fissazione di fare le cose in maniera perfetta e ascoltare davvero l’altro punto di vista.

Perché andare in terapia ti serve nel lavoro, #6

La terapia ti insegna a capire perché fai alcune cose, e questa comprensione di te, che diventa più solida man mano che la terapia va avanti, aiuta anche a farti comprendere dagli altri.
Insieme al non giudicarsi, ti aiuta ad esempio a dire al tuo collega che aver paura di sbagliare ti rende nervosa: da dipendente ho pensato molte volte che l’aggressività del capo derivasse da un mio atteggiamento, mentre sarebbe utile per la relazione capire, e rendere esplicite, le reazioni e le cause.

Giorno 7: questo post

Volevo parlare di terapia da tempo: lo faccio nelle mie stories su Instagram, ma non avevo ancora trovato il modo di fissarlo qui sul blog.
Di andare in terapia, a questo punto l’ho raccontato abbastanza.

Di come scegliere il terapeuta e il tipo di terapia, vorrei sapervi aiutare ma la verità è che io mi sono mossa tramite passaparola e sono stata benedetta: fidatevi del passaparola, mi verrebbe da dire, e se non lo avete cominciate informandovi.
Caterina ha scritto questo post parlando di Milano, e Maria Adele parla di temi psicologici con semplicità e competenza. Chiedete agli amici, provate. Ci vuole tempo, ci vuole un investimento di tempo e di soldi. Vi tornerà tutto indietro: relazioni, equilibrio, e lavoro.

È vero: ci sono tantissime persone senza un minimo di equilibrio che fanno dei gran soldi, e se siete delle persone orribili non sarà la terapia a trasformarvi in uomini e donne amabili. Ma vi regalerà la consapevolezza: a voi, la decisione di cosa farne.

[Photo by Anita Austvika on Unsplash]

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