I progetti gastronomici che non ho mai realizzato: la serie

Il primo evento che ho realizzato è stato nel 2008, quando ho organizzato una cena tra foodblogger della Lombardia nell’ex ristorante di Nicola Cavallaro: nessuno di noi si era mai visto in faccia, non conoscevamo le voci, avevamo solo un blog e una mail. Avevo realizzato un cadeaux per ognuno, mi sembra fosse una bottiglietta di olio.

Il 13 giugno del 2010 è arrivata la serata dei Mangiapizza, dove Fabrizio preparava la sua celebre pizza nell’ex ristorante di Andrea Alfieri, e intorno al tavolo c’erano blogger, giornalisti, foodstylist, produttori e chef, tutti del mondo food: avevo preparato delle buste con degli indovinelli per rompere il ghiaccio, avevamo il tagliapizza di Kitchen Aid come goodbye kit.

Volevo creare connessioni.

Creare connessioni è sempre stata la mia attitudine.
Quella, e far nascere idee e progetti, che fossero miei o per le aziende.

Ho 38 anni e non mi sono mai definita una “creativa”, forse per l’accezione negativa che ho assegnato a questo termine: se faccio un bilancio, ho avuto più idee che rossetti, molti progetti si sono concretizzati e sono stati quelli che mi hanno fatto fare la differenza nel mio percorso lavorativo e in quello di alcune aziende.
Magari dedicherò una riflessione più approfondita al perché non ho mai comunicato questo lato.

I progetti mai realizzati

Ci sono stati poi diversi progetti che non hanno mai visto la luce, e ho deciso di raccontarli qui, in una serie di post: i progetti gastronomici che non ho mai realizzato. Eventi, format, progetti digital.
Idee che erano valide e che non lo sono più, altre che lo sono ancora, progetti che non ho venduto, format che ero convinta potessero funzionare. Alcune idee erano buone, altre ottime, alcune meno.
Ho deciso di liberarle tutte, per condividere con voi una parte nascosta del mio percorso. Per poterne parlare, ridere insieme, per generare nuove idee.
Non troverete tutti i dettagli, per proteggere la privacy delle aziende a cui avevo proposto alcune di queste idee.
C’è anche un hashtag #PGCNHMR: facile da memorizzare, no?

Il FoodMiting

Nel 2011 feci una proposta per avere un’aula all’interno di un convegno gastronomico per realizzare un evento: sarebbe stato dedicato ai mestieri del food.

FoodMiting sarebbe stata

la platea dedicata a chi vuol fare del cibo una professione, e una palestra per trovare la propria strada lavorativa nel food. Una giornata di incontri in cui allievi delle scuole di cucina, apprendisti chef, praticanti nei ristoranti, futuri imprenditori del food e foodblogger entrano in contatto con imprenditori e professionisti della ristorazione e della cucina.

Nella giornata dell’evento avevo immaginato questi talk:

  • Aprire un ristorante in Italia e all’estero, le differenze
  • Il franchising di qualità
  • Cucina a domicilio e catering
  • Case studies: dal blog alla cucina

FoodMiting voleva approfondire le tematiche e le pratiche legate al lavoro nel food: in quel primo anno come appuntamento dedicato alla ristorazione, negli anni successivi toccando altri settori quali la sala, la pasticceria, il catering, la fotografia, l’editoria.

Il solo nodo fisso a cui non volevo rinunciare era che il racconto di una passione, la visione immaginifica, fossero supportate dalla trattazione delle più concrete questioni pratiche e professionali.
Basta poesia, volevo spiegare come ci si sporcava le mani.
Il claim era “dalla passione alla professione”.

FoodMiting non ha mai visto la luce: io e gli organizzatori abbiamo ragionato dopo alcuni mesi di confronti, e abbiamo ritenuto non più opportuno mandare avanti insieme questo progetto.
Da sola, in quel momento, non avevo il budget e la struttura per farlo.

Così FoodMiting morì, nello stesso anno in cui era nato. Negli anni successivi sono arrivati diverse realtà che hanno portato attenzione su quei temi che per me, nel 2011, erano già chiari, già importanti.

Cosa ho imparato

Qualsiasi idea deve produrre un vantaggio superiore al peso che comporta realizzarla. Se questo vantaggio non è condiviso, allora il progetto non sta in piedi.
E anche: sarebbe bello se i giovani avessero più potere, insieme alle idee. Non il potere delle idee, ma il potere di far accadere le cose. Non le feste, ma il potere di farle fallire.

[Photo by Jakob Owens on Unsplash]

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