Non fatevi bastare le intenzioni

La scrittura sembra arrivare prima di me, non c’è dubbio.
Quando leggo qualcosa che ho scritto due anni prima penso: era già tutto lì.
Quello che mi auguravo a dicembre del 2012 si sarebbe avverato nel 2014, e via così.

Quando le promesse di fine anno le scrivi queste fanno presto a diventare le premesse di una nuova vita: per il cuore è lisergico anticipare quello che vorresti accadesse, perché la scrittura porta il tuo cuore già lì, nella realtà delle cose accadute, solo che sono successe su carta. La scrittura ti aiuta a raccontare delle storie, a tutti te compresa.

Se dovessi ripetere uno sbaglio, quindi, oggi scriverei nuove promesse e le manterrei qui: uscirebbero dallo schermo tra due, tre anni, quando avrò smesso di pensarci, quando sarò cambiata perché nella vita si cambia, anche senza intenzioni.

Ma è un loop così augurabile?

Allora, cosa ti auguri per il 2018?

Nel 2015 auguravo consapevolezza, e anche onestà; nel 2016 parlavo di asciuttezza, e di riflessività.

La scrittura arriva prima di me, dicevo.
Nei momenti buoni mi dico che sono consapevole di cose che ho paura di essere, e quindi lo scarto di tempo tra quello che scrivo e quello che si realizza è il normale assestamento tra la volontà e il divenire, con in mezzo un opportuno tappo della coscienza. Quando si stappa, viene fuori la vita.

In altri momenti, come oggi, viene a galla una versione diversa, quella in cui sento che la scrittura mi mette a posto la coscienza.
Che non precede quello che voglio evitare di me e che poi inevitabilmente arriva, ma fa una cosa diversa: proietta la volontà, le mostra quello che potrebbe essere se si desse da fare, e l’accontenta così.

Con un

vorrei, un sarà, un mi piacerebbe.

I succedanei delle cose che vuoi

La scrittura, compresi gli auguri, possono funzionare come un soddisfacente succedaneo, e a ben pensarci ci sono tante attività che funzionano allo stesso modo:

  • Iscriversi a un corso di cui seguirai il 20%
  • Mandare una raffica di whatsapp invece di alzare il telefono
  • Comprare tutte le guide sul Giappone e non andare in Giappone
  • Avviare un’attività senza un business plan

Ognuna di queste attività indica un potenziale, rispetto ai propri desideri e alla voglia di realizzarli: ti danno fiducia rispetto a quello che vorresti essere, e a quanto vorresti esprimere.
Ti dicono che hai messo in moto delle intenzioni, che hai un progetto.
Spesso, sono cose che fai a metà, e che alla lunga ti rendono metà.

Pentirsi, perché no?

Quello che mi mette in allarme, o che almeno mi rende meno entusiasta di prima rispetto a queste pratiche sono le conseguenze nel lungo termine: ti disabitui talmente tanto a fare realmente le cose che non sai più cosa vuoi.

Ti dimentichi quanto è soddisfacente fare qualcosa e finirla, fare qualcosa e sbagliarla, fare qualcosa e pentirtene.

I miei auguri per il prossimo anno

In altri momenti avrei invocato il coraggio, per l’anno che viene: di fare, di conoscersi, di affrontare.
Ma non mi bastano più le intenzioni.

Per il 2018 ambisco ad avanzare, e lo suggerisco anche a voi: vi auguro di scostare la carta piegata dal tavolino degli scacchi e di scrivere sul legno le tre cose più importanti che volete fare da qui a 12 mesi, di fare i conti di quanto vi costa il progetto che avete a cuore e cominciare a lavorarci per farlo funzionare, di fare un corso e finirlo ed esercitarvi anche se vi vengono i crampi al cervello.
Di smettere di provare imbarazzo rispetto a quello che non sapete, e di mettere in pratica e in moto quello che sapete.

Avanzare non vi renderà più aggraziati – si è composti spesso solo quando si è fermi: avanzare può significare irrompere, strillare, stancarsi moltissimo.
Vuol dire far accadere le cose, non accontentarsi della volontà, non compiacersi delle proprie migliori intenzioni.

Io, intanto, ho comprato il volo per il Giappone.

Buon 2018 a tutti!

[Photo by Joey Pilgrim on Unsplash]

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