Se viaggiare importa

Domenica 23 luglio sono partita per Porto per un viaggio di cinque giorni: tre li ho trascorsi a Porto e due in viaggio nei dintorni. Quanto ho detestato Porto, tanto ho amato Matosinhos, Afurada e Leça De Palmeira: a loro dedicherò due post, con gli indirizzi di cosa mangiare e vedere.

La prima impressione

Per ora scrivo qui un primo bilancio di questo viaggio, il terzo da sola di quest’anno dopo Lisbona e Copenaghen: Porto doveva essere una meta facile, un viaggio leggero. Una città piccola, di fiume, con panini di maiale e tramonti Pantone.
È stata invece una delle mete più impegnative al pari di Patong in Thailandia, sia per i sentimenti verso la città che per la testa con cui ci sono arrivata: i primi due giorni li ho passati a rimescolarmi, scontrandomi con una città diversa, peggiore delle mie aspettative e un baricentro che non trovavo.
Che veniva preso a cazzotti dalle vetrine anni sessanta, dai panini di porco scadenti, dalle facce brutte sotto casa.

Così come avevo fatto per Patong tre anni fa, ho preso la stessa decisione: fuggire, fare gite nei dintorni, ritrovare il mio baricentro nel percorso e non nella sosta. Ha funzionato.

I dieci minuti

Un mese fa la mia psicoterapeuta – sì, vado in terapia, è bellissimo! – mi ha dato l’esercizio dei Dieci Minuti, prendendo spunto dal libro di Chiara Gamberale: l’esercizio consiste nel trovare ogni giorno qualcosa di nuovo da fare, e farlo per almeno dieci minuti.

Le cose che sto imparando sono tantissime, tra cui:

  • Le cose a volte cambiano  quando lasci andare la pretesa di cambiarle.
  • Più sperimenti cose che non ti somigliano, più ti assomigli.
  • Per imparare cose nuove spesso basta praticarle.
  • Le persone che fanno cose molto diverse da te non ti insegnano le cose, ti insegnano la diversità.
  • Dire di sì è un buon modo per far ripartire il cuore, per ridargli colore.

Cosa mi sono serviti i dieci minuti del mese prima l’ho capito quando sono arrivata in Portogallo e ho camminato fino al promontorio di Leça De Palmeira.

Le persone

Voi conoscete Alvaro Siza? È un famoso architetto, ancora vivo, che ha progettato tra le altre cose la Fondazione Serralves e Bonjour Tristesse: sue sono le Piscine delle Maree, che si affacciano sull’Oceano Atlantico sul lungomare di Leça De Palmeira.
In una giornata di vento fortissimo, le piscine sono l’unico modo che permettono di godere delle acque dell’Oceano senza timori.

Io Siza non sapevo chi fosse, figurarsi le piscine: ho scoperto tutto il pacchetto da un post di Facebook di un amico, e mi è sembrato bello. Alcune tappe della vacanza le ho costruite seguendo i suggerimenti di conoscenti, o chiedendo alle persone del posto.

Questo viaggio mi ha fatto conoscere alcune persone sul posto, locali o no, e anche persone con cui ho interagito solo online parlando del viaggio, che lo hanno seguito dai miei racconti, che si è trasformato in base ai loro stimoli.
E quindi:

Le persone che viaggiano in modo diverso da te non ti insegnano le mete, ti insegnano il viaggio.

E le promesse

Dalle piscine delle maree ho continuato a camminare lungo la costa – quel giorno ho fatto 15 km a piedi – per raggiungere un punto che mi sembrava un promontorio: ho trovato una chiesetta in mezzo alle rocce, e gli scogli più rotondi che abbia mai visto.
Qui le onde sono potenti, erodono ogni spigolo.
Sono saltata sugli scogli, tra il vento e le vertigini, e ho pianto: “ho conquistato anche questo Oceano da sola”, mi sono detta. Mi sono fatta una promessa, in un momento in cui ero al 100% al centro di me stessa.

Poi ho camminato fino al promontorio, a cui si accedeva tramite una scala: lì ho trovato una coppia che limonava, e sono scesa.

Se viaggiare importa

Volare, ascoltare un’altra lingua, camminare in mezzo a un vento poco familiare, dormire in un letto diverso, ordinare da un menu intuendo ingredienti e costo, cenare con altri viaggiatori, perdersi, ascoltarsi, promettersi. Il viaggio è qualcosa di più di una somma di queste cose: come scrivevo altrove, viaggiare non è un atto neutro, non è una storia lineare di una partenza e di un arrivo se il percorso tra i due si mescola con quello che desideri, che temi, che ami.

Difendo sempre con veemenza il mio desiderio di viaggiare contro chi lo sminuisce, perché sto difendendo la volontà di determinarmi con un percorso che è solo mio: come recita una borsa che ho comprato,

Le ragazze non piangono, loro viaggiano

E io viaggio, perché a me importa.

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Ci sono 2 commenti

  1. E’ veramente bello leggerti. Rinnovo il mio complimento.
    Sei molto vera e viva.
    Sono contenta di averti conosciuto “virtualmente” spero di farlo anche fisicamente!

    Un abbraccio
    Veronica

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