Salassi

Si cambia, cambierai ancora.

Anche se ho 37 anni?

E ridono, le persone intorno a lei ridono con una risata che è andata a bere in un fiume di campanelle, ha saltato dei ponti rosa, si è agganciata a un albero di ciliegi sempre in fiore per superare una pozzanghera per poi tornare lì davanti.

Quando qualcosa finisce nella vita di una persona, il vero stupore è colmare la differenza col mondo.

Intorno, tutto è relativo: i vicini di casa fanno colazione, Gaia compie gli anni, in piazza Vittorio c’è il mercato degli artisti come ogni domenica, tutto quello che avevi programmato si compirà anche se non vorresti.

Avrebbe voluto programmare la felicità.

Inserire in un’agenda un pallino per tutti i giorni in cui sarebbe stata più felice, perché avrebbero condiviso uno spazio insieme.
Fare la spesa per la cena che sarebbe avvenuta da lì a una settimana, sarebbe stata una cena speciale.
Fare i biglietti del treno per i prossimi tre mesi, per programmare i successivi tre.

Quando poi si rompe qualcosa, non fa mai il rumore delle auto che si scontrano negli incidenti.
Ci fosse una deflagrazione, ci sarebbero le macerie.
Dopo una coltellata, ci sarebbero i punti.

E invece è una lenta suppurazione, dove per mesi sputi sulle ferite per non far comparire la crosta.

Limitare il danno, si disse.

Nei giorni successivi i sogni cominciarono a diventare sanguisughe: attaccati alle paure, proiettavano un futuro in cui gli amici di lui gli consigliavano nuove ragazze da frequentare.
Dove lui non era tornato, e lei cercava interruttori per illuminare corridoi colmi di sospiri.
Dove ogni immagine era un assalto a qualche nervo, dove ogni persona nel sogno le ficcava la testa sotto un fiume di sangue.

È come funziona il salasso, le spiegarono.

Un po’ succhiano, un po’ assorbono. Ti mordono, ma anestetizzano. Ti privano del sonno, ma aiutano a espellere.
Non correte, vorrebbe dirgli.
Fate avanzare del cuore, potrebbe servire.

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