Perché (è bellissimo) viaggiare da sole

Tra un paio di giorni partirò per il mio quarto viaggio da sola: otto anni fa c’era stato Pennabilli e l’interno dell’Emilia-Romagna, poi la Thailandia, qualche mese fa Lisbona e ora Copenaghen.

So che non è un numero incisivo rispetto a chi viaggia molto più spesso di me – travel blogger, insomma, tappatevi le orecchie – ma ho pensato di radunare qualche spunto per motivare altre persone, donne in particolare, a viaggiare da sole.

Le amiche che ho convinto – e che erano molto perplesse all’inizio – sono state felici dell’esperienza, e ognuna di loro è tornata con un motivo in più per stare bene con se stessa.
Quindi ecco.

Premessa: donne, perché parlo a voi

Di uomini incerti di fronte alla composizione di una valigia, che si domandano se sia sicuro fare un viaggio da soli, che sul posto si imbarazzano a cenare senza nessuno ne ho incontrati pochi: ho conosciuto uomini che non sono felici di occuparsi e vivere certi aspetti di un viaggio, ma ho incontrato più spesso donne che non sono partite per quegli stessi aspetti.

Che hanno rinunciato, perché hanno pensato in maniera eccessivamente ansiogena a una vacanza: ma ei, è una vacanza. Insomma, negli ultimi anni di fronte ai viaggi che ho percorso da sola, sempre per scelta, mi sono trovata molte volte a confrontarmi con altre donne che mi chiedevano quanto fosse complicato, gestibile, felice viaggiare da sole: quando ho incontrato altre donne da sole in viaggio, al contrario, ci sono stati solo sguardi complici e la libertà di farci i fatti nostri senza rendere conto a nessuna categoria.

Quindi in sintesi: viaggiare da sole non è più difficile o arduo o complicato se sei una donna, se ti pensi come un soggetto libero – di andare, decidere, stabilirti dove vuoi. Di appropriarti dei posti nel modo in cui credi, che ti assomiglia, che ti fa stare bene. È un potere che poi ti porti indietro quando torni, pensaci.

Reason Why #1: programmare una vacanza tutta su di te

Io viaggio per il cibo, lo sapete. Ma anche per: cartolerie, design, fotografia. Non me ne frega nulla dell’abbigliamento, dei concerti, della maggior parte dei musei, delle vie centrali dedicate allo shopping, non mi importa molto della natura se sono in città, non cerco luoghi dove correre, se posso noleggio una bici, evito la metro, cammino chilometri al giorno.

Quando organizzo un viaggio ho quindi sperimentato un metodo che funziona per me: cerco i posti dove mangiare e visito il quartiere intorno. Una pasticceria può diventare il pretesto per dirigermi in una zona che non avevo previsto. Poi ci sono le cartolerie dove cercare poster e illustrazioni di designer locali: punto anche quelle per comprare almeno un quaderno da portarmi via, e in questo modo conosco un altro pezzo di città.

Dal viaggio alla tua vita: cosa ti porti.

Ecco, viaggiare da sola mi ha permesso di programmare la scoperta di una città assecondando al 100% i miei interessi, strutturandoli, dandogli una profondità, una mappa: di nuovo, non è qualcosa che rimane lì, perché è un’attitudine che riporti anche nel luogo dove sei partita.

Reason Why #2: Gestire gli imprevisti e le robe pratiche da sola

Ora, magari tutti voi avete fatto un check in online almeno una volta nella vita: se avete viaggiato sempre in compagnia con un’amica o un compagno più pratico di voi avete magari delegato a loro certi aspetti. Qui vi trovate per la prima volta di fronte alla necessità di farlo voi: non si tratta di grandi atti eroici, ma a fare da sole, in viaggio, certe cose implica avere qualche esperienza, e confidenza in più.

Ad esempio: prenotare un volo, volare, arrivare dall’aeroporto all’hotel / airbnb, prenotare un ristorante, prendere un autobus in una città che non è la tua, parlare una lingua straniera per farsi capire, trovare un piano B a un giorno di pioggia, fare un’escursione non programmata, condividere lo spazio di una barca con degli sconosciuti.

Dal viaggio alla tua vita: cosa ti porti.

Soprattutto: alzarsi e decidere giorno dopo giorno cosa ti piace, cosa va bene a te e solo a te. È un allenamento, se siete brave lo continuate anche a casa.

Reason Why #3: Allenarsi a viaggiare leggere

Quando ho fatto il mio primo viaggio in Thailandia ricordo un beauty ricolmo di creme, smalti, shampoo: ho usato un 30% dei prodotti che avevo in valigia, in compenso ho acquistato una ventina di maschere. Ho imparato a viaggiare sempre e solo con un bagaglio a mano – è anche vero che il mio massimo di permanenza è stato di due settimane.

In questi anni di viaggi e pendolarismo ho modificato l’approccio al beauty e al bagaglio in genere, trovando l’equilibrio tra ciò che è essenziale – le mutande – e quello che è indispensabile per me – il mio shampoo, con un obiettivo: avere una valigia facile da portare su e giù per le scale e organizzata in maniera efficace. Le priorità in un viaggio per me sono altre: preferisco dedicare il mio tempo a leggere in un parco invece che passare il tempo a scegliere cosa mettermi, quindi pochi outfit, con capi intercambiabili, e un borsello per categoria – trucchi, doccia, creme.

Dal viaggio alla tua vita: cosa ti porti.

È una tendenza ad asciugare i bisogni e a organizzare spazio e tempo che vi sarà preziosa.

Allora, vi ho convinte?

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