Digital Detox (con gatto)

Per una settimana ho tentato un Light Digital Detox: no Facebook e Twitter, solo Instagram.
Che suona un po’ come l’amante dei cocktail che promette di smettere di bere e continua a pasteggiare ad alcolici ma “solo a tequila”.
Durante quella settimana ho tenuto un diario, dove ho segnato le attività e i fatti del giorno: le riflessioni sono arrivate dopo, l’insofferenza durante.

Qui vi lascio il resoconto di quel diario, che potete leggere in due modi:
1. Un barboso elenco voyeuristico di fatti, contraddizioni e buone intenzioni
2. Una settimana di vita con del tempo in più che può essere uno spunto per capire cosa farne di quel tempo in più

D1

– Fare la spesa scrivendo la lista su carta e non sulle note del telefono.
– Fotografare una cipolla su un tagliere proclamando: ei, da oggi Digital Detox (e pubblicare la foto su Instagram)
– Disfare un pacco che conteneva dei regali che qualcuno mi ha fatto, fotografarli, e metterli via per regalarli a mia volta
– Cominciare a girare un video

D2

– Fare una marmellata che poi ho buttato perché non si è addensata
– Mangiare una piadina con la salsiccia, per consolarmi della marmellata
– Dormire sul divano con la mascherina per gli occhi
– Vedere un film in lingua originale annotando le espressioni inglesi che non conoscevo (come “to put out”=darla via).
– Scoprire che era morta la mamma di un mio amico perché ho aperto Facebook, altrimenti non lo avrei saputo
– Parlare col mio padrone di casa che mi ha raccontato del figlio che vive in Perù da tre anni: “sai, quando vivi fuori e guadagni un po’ di soldi in più, tornare a casa in Italia è difficile”.
– Leggere di fila TUTTA la newsletter di Simone Tolomelli
– Esercitarsi con gli esercizi da bartender

D3

– Cucinare 24 muffin cocco e cioccolato per un funerale.
– Capire che i miei polsi non sono collaborativi per fare la bartender
– Sentire 5 volte in una giornata un’amica in crisi
– Lavare i pavimenti.
– Cominciare gli esercizi dello Ielts
– Fare una lista su come scandire le mie giornate da poco occupata: inglese, bartender, scrivere, video cv. E in calce gli ultimi lavori del 2015.
(L’ho già persa, quella lista)
– Finire di vedere “Il lato positivo”.

D4

– Andare al primo funerale con colonna sonora
– Andare a un festival dello street food e mangiare baccalà fritto
– Mettere la sciarpa fritta nei panni sporchi
– Mangiare una cheesecake in una torteria vera con un’amica
– Farsi girare un video mentre ballavo in mezzo alla strada
– Pestare una merda, sporcare la borsa di merda, scoprire che le salviette per il culo dei bimbi levano la merda ma non la puzza di merda dalla borsa di pelle.
– Andare al corso da bartender con la borsa puzzolente e creare i miei primi due cocktail.
– Preparare la valigia

D5

– Andare a Milano e passeggiare per due ore
– Comprare un regalo per un bimbo di 1 anni e 3 mesi convinta che avesse due anni (era un puzzle di animali).
– Pranzare con un’amica che considero più in gamba di molti.
– Avere voglia di stare con qualcuno che conoscesse un po’ del mio passato
– Vedere la mostra delle Barbie
– Venire a sapere dell’esistenza delle Lolita, un movimento di donne che si vestono da bamboline come se ne vedono in Giappone (e scoprire che è una derivazione vittoriana).
– Mangiare un panino al lampredotto vicino la Darsena
– Vedere un’amica, chiedersi cosa è l’amore.
– Chiedersi se mi verrà mai voglia di maternità

D6

– Lasciare una casa
– Attraversare il Naviglio nella nebbia
– Trovare tutto così desolante
– Prendere un treno, filmarne due
– Ricevere due pacchi
– Fare un bagno con le candele accese
– Fare sei video
– Rispondere a due annunci di lavoro
– Cucinare un ragù veloce
– Lavare la lana, che dopo ore era ancora umida
– Piangere vedendo un video di un matrimonio
– Non riuscire a far andare avanti il tempo
– Rispondere a un tweet
– Evitare di postare una seconda foto su Instagram

D7

– Consigliare creme a una mia cliente
– Comprare dei sacchetti di carta pane, i nastri, le ultime cose per impacchettare i regali di Natale
– Scrivere un post difficilissimo sul blog
– Scrivere su Facebook annunciando il post del giorno dopo

Due cose che mi sono successe

  1. Quando ho ricominciato a interagire online, sono stata contenta più degli scambi che delle conferme.
  2. Quello che ho scritto per me mi ha permesso di dargli un tempo diverso. È stato un tempo più intero, non frammentato dai feedback altrui.

È stato un tempo solo mio. Molto, ma molto felice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
Tutti i campi sono obbligatori.