Il senso di Tinder per la scelta

Nestore ha 32 anni: è sdraiato su un asciugamano celeste su una spiaggia con alberi, indossa un costume giallo a slip e ti guarda. Nella foto successiva è di fronte a una parete bianca con dei pensili rossi, fa la boccuccia, e pure qui ti guarda. Nella terza foto ha un abito da cerimonia, indossa una boutonnière fatta con una rosellina bianca, un prete lo affianca e gli indica dove firmare. Qui Nestore non ti guarda.
Schiavo Sguattero ha 29 anni, tutte le immagini del suo profilo sono di uomini che fanno le pulizie in case di donne fatali.
L’ annuncio recita

Femminista convinto e schiavo delle donne. Disponibile per lavori domestici e pulizie di casa gratuite per Donne, anche più coinquiline. Eseguo pulizie anche in esercizi commerciali, se gestiti da Donne. Frequenza regolare (1,2 o 3 volte a settimana) orari flessibili. Disponibile anche a portare spesa o casse d’acqua a domicilio e a cucinare.

Non cerca sesso aggiunge, ma magari un aspirapolvere potrà fargli cambiare idea.

Alessandro di anni ne ha 35, e pubblica due selfie di sé in bagno: il primo con la faccia sofferente di chi sta evacuando con grande dolore, il secondo con in primo piano il rotolo della carta igienica terminato e la mano vicino alla bocca aperta a significare “portatemi un rotolo”. Il suo interesse è la Kinder.

Tutti questi uomini sono su Tinder

Tinder è l’applicazione che permette di conoscere altre persone basandosi sui criteri geografici, di età e di sesso inseriti: l’obiettivo iniziale è più o meno il sesso, ma stando su Tinder capita di aggiustare il tiro, e nel frattempo di comprendere il modo in cui scegliamo.
Credi di stare scegliendo un partner sessuale, ma non è così.
Quando sfogli Tinder, incontri Nestore che probabilmente è sposato, Sguattero che ti terrà la casa pulita, Alessandro che ha bisogno di un bagno per sé solo, incroci tante e diverse tipologie di uomini: il Marco che si fa le foto alle feste sempre ubriaco, il Luca che solleva pesi in palestra e occasionalmente va in bici, il Giosuè che ha tagliato l’ex ragazza dalle foto, l’Andrea che ascolta musica rock e che indossa magliette strappate.

Il, Lo, Quello lì.

Le prime immagini di una persona sono olio caldo, pronte a scivolare via, a sbuffare, a sfrigolare, in pochi secondi. Vedi e scarti, scorri e premi una x, osservi e pensi “ma davvero le persone curano così poco la loro immagine?”.
Poi ti chiedi quando hai cominciato a scegliere tutto in così poco tempo, e con questa severità.
A innalzare bambù di marmo tra te e la lentezza di una busta che svolazza, a tirare freccette di piombo alle sviste di chi, al mondo, è ignorante della perfezione, a storcere la bocca se al mercato il commerciante scrive QUI SI VENDONO BELLISIME STOFE.
Arrivi un giorno che senza realizzarlo applichi gli stessi parametri della tua professione, il rigore che hai dalle 9 alle 18 a tutti gli aspetti del mondo reale, ricerca dell’amore o del sesso inclusi.

Non riesci a lasciare andare più nulla: la vita si tramuta in rametti umidi che ti si attaccano ai reni e si trasformano in rogna, spesso pubblicamente esposta.

Abbiamo dimenticato come lasciarci in pace, e dopo come lasciare gli altri in quella stessa pace.

Quattro anni fa C., che faceva la scultrice, si innamorò di un ragazzo che lavorava come elettricista, dopo essere stata per anni con un altro scultore che nel frattempo si era messo a insegnare: “siamo così diversi”, diceva, e non parlava solo di sostrato culturale, ma di carattere. Lei riflessiva, lui irruento, lei innamorata di Sebastiano Vassalli, lui della montagna.
La sua migliore amica le rispose: “sai, alla fine è questione di attitudine: come dividi il mondo, quali valori applichi nelle scelte che fai, che modalità hai di proteggere chi ami”.
Oggi C. ha una figlia e si è messa a insegnare anche lei. Sta ancora con l’elettricista.
Quando abbiamo smesso di incontrare, conoscere, sostare nelle vite di persone del tutto diverse da noi? Quando la selezione delle cerchie ha cominciato a imperniarsi sull’analisi delle foto profilo? Perché tutto ciò che non è perfetto, attenente a delle regole di una porzione minuscola del mondo, ci urta così tanto?
Tinder potrà essere fatto per trovare l’amore, ma è uno strumento facile per comprendere quanto siamo a poco agio in quella parte del mondo dove le persone sono reali: lì come alle poste, sul treno, al bar. È un’applicazione dove se sei Alessandro nel tuo bagno, troverai tutto molto immediato e divertente: potrà essere rilassante se la immergi in una soluzione di ironia.

Funziona se non hai aspettative, se le sospendi.

Tinder ti mostra cosa e come scegli, in una dimensione della vita dove certi parametri non hanno senso di esistere: allora ti chiedi

Quanta irrealtà c’è nel resto delle mie giornate?

Se, quando attraversi le strade, lo fai con gli occhi di chi vede gli angoli sporchi e ci vede angoli vissuti, o con quelli di chi cerca un contrappunto architettonico per rovesciare la realtà.
Ci sono filtri necessari e altri che ci fanno perdere delle opportunità. Ci sono fatti e ci sono le ricostruzioni. C’è Nestore su Tinder, e lo stesso Nestore in fila alle poste: lo riconosceremo dalla fede, magari ci cederà il suo numerino.

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