#3cosebelle dei foodblogger

Prendo a prestito l’hashtag creato da Fraintesa per parlarvi di #3cosebelle che stanno facendo 3 foodblogger: per me è il modo per dire che in mezzo a una rete che sta impazzendo perché decisamente troppo impegnata a guardarsi l’ombelico, ci sono esempi positivi che possono servire da insegnamento.

La rete è vasta e come spesso ci diciamo basta cancellare un account per non visualizzare più quello che reputiamo fastidioso: un po’ come la pioggerellina verde di Matrix, però, capita che certi episodi violino il nostro asset di serendipity costringendoci ad assistere a ciò che di poco positivo c’è nel mondo blogger. Un minuto, un’ora, non conta il tempo: la nostra reazione è proporzionale all’atteggiamento che scegliamo di avere nei confronti di ciò che avviene in rete, e di quanto consideriamo stretta o ampia quella stessa rete.

Io provo a non farmi trascinare da quello che non mi piace, e provo a seguire gli esempi positivi: quelli di chi va avanti perché ha le competenze per farlo ma anche l’umiltà necessaria per imparare costantemente da chi è meglio di loro. Gli esempi di chi, di fronte alla persona che denigra costantemente la categoria, ricorda che le categorie sono cavolate e lo fa con serenità; di chi ha capito che il valore del blog è quello creare un contenuto di qualità piuttosto che ospitare qualsiasi contenuto.

Ho poi una concezione di professionalità, confermata da molti, per cui sono convinta che esista uno scatto di qualità, frutto della costruzione di una reputazione che è costata fatica ma che ora dà i suoi frutti, che non è intaccabile dal nostro vicino di blog, nemmeno se questo vende il proprio blog per un chilo di frutta marcia.

Preferisco guardare chi ha fatto quello scatto e imparare da lui, collaborare con lui, fare rete con lui. E guardare costantemente a chi è meglio di me: è una lezione che mi ha insegnato mia madre, e non l’ho mai dimenticata.

C’è chi in questo momento può pensare che il mondo dei foodblog non sia un bel vedere, ma no, io non penso sia così. Ci sono troppi buoni esempi, e oggi vi mostro solo #3cosebelle.

1. I corsi di fotografia e cibo (tecnica, composizione e stile) dei Calycanthi.

Possono piacere o meno le foto e il loro stile, ma sono persone che nel panorama italiano dei blog hanno per primi usato uno stile di blog diverso da quello dei colleghi e che hanno osato un diverso storytelling nei libri di cucina, grazie anche alla lungimiranza di Guido Tommasi. E questo senza mai ergersi a insegnanti, come solo i veri maestri sanno fare. Qui le info sui corsi.

2. Il programma di Lisa Casali sugli orti in Italia, in onda su Laeffe Tv.

Lisa è diventata celebre cucinando in lavastoviglie, ma è stato solo il primo passo. Senza mai perdere la coerenza, è diventata la foodblogger più autorevole in termini di cucina con scarti e autoproduzione, pubblicando libri stupendi. Ora conduce un programma che la porta fra gli orti italiani, Orto e mezzo, e li fa conoscere con quella semplicità che la contraddistingue.

3. L’iniziative di Irene Binaghi per ricordare il FunkyProfessor.

Irene ha pubblicato una ricetta in memoria di Marco Zamperini, aka FunkyProfessor, il marito di Paola Sucato. Marco ci ha lasciati pochi giorni fa, con uno strascico di ricordi e memorie una più forte dell’altra. Irene ha invitato qualche blogger a fare altrettanto: anche qui, puoi essere o meno d’accordo perché il tuo credo è diverso. Ma è un’iniziativa che a Marco sarebbe piaciuta, e coerente con lo spirito di condivisione di Paola.

Vi vengono in mente altre #3cosebelle?

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Ci sono 7 commenti

  1. Tu Maria Chiara sei da annoverarei #3cosebelle perché tutte le volte che ti leggo imparo qualcosa ed è bello lasciarsi stupire. Dirti Grazie e riduttivo: Sono onorata di ritrovarmi in questo post. Un abbraccio. ib

  2. grazie Mariachiara per le tue parole e per il tuo sguardo. Speriamo pure di trovare prima o poi la calma e il tempo per vederci (e chicchierare!) davanti a una tazza di tè
    Maite

  3. Ben detto, anzi ben scritto in questo caso. Chissà, un giorno anche gli stessi food blogger capiranno il loro valore e quello di chi li circonda, forse quello stesso giorno si riuscirà a mettere a tacere chi contesta e critica (purtroppo spesso per ottimi motivi).

  4. Sono d’accordo, parola per parola.
    Soprattutto sulla non-necessita’ di essere d’accordo, di avere lo stesso credo, per ca(r)pire il valore di un’iniziativa.
    Come se fosse serio poi, scannarsi sull’estetica personale.

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